Organo ufficiale delle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”

Un grande lavoro

Nella storia della ricostruzione di Gerusalemme, il libro di Neemia ci offre un insegnamento prezioso sulla dedizione, l’impegno e la dipendenza da Dio nell’opera che ci è affidata.

Quando Neemia ricevette la notizia delle condizioni in cui versavano le mura di Gerusalemme, il suo cuore si accese di zelo. Non si limitò a lamentarsi o a rimanere inerte, ma si mise subito all’opera, confidando nell’aiuto del Signore. La costruzione delle mura non fu un compito facile. Gli ostacoli non mancarono: opposizione esterna, scoraggiamento interno, difficoltà materiali. Eppure, il lavoro continuò perché era un’opera di Dio, era necessaria per il Suo popolo ed era sostenuta da famiglie che l’avevano presa a cuore.

PERCHÉ QUESTO LAVORO È GRANDE?  La Parola di Dio ci mostra almeno tre aspetti che rendono l’opera di Dio un grande lavoro.

GRANDE È L’AUTORE DI QUESTA OPERA. Neemia non era un costruttore, né un condottiero esperto, ma era un uomo di preghiera e di ubbidienza. Sapeva che l’opera non dipendeva dalle sole capacità umane, ma dalla guida divina. Paolo ci ricorda un principio fondamentale: “Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere” (I Corinzi 3:7).

Possiamo affaticarci, elaborare strategie, mobilitare risorse, ma, se Dio non è all’opera, il nostro impegno sarà vano. Gesù stesso dichiarò: “Io edificherò la Mia chiesa” (Matteo 16:18). La crescita spirituale, la ricostruzione delle vite distrutte, l’efficacia del ministerio non dipendono dal nostro sforzo, ma dall’opera di Dio in noi e attraverso di noi.

GRANDE È L’AMPIEZZA DI QUESTA OPERA. Neemia disse ai notabili e al popolo: “L’opera è grande ed estesa” (Neemia 4:19).Anche oggi il bisogno intorno a noi è immenso. L’umanità è smarrita, i cuori sono feriti, le famiglie si sgretolano, la società si allontana da Dio.

Gesù stesso ci invita a guardare i campi pronti per la mietitura (Giovanni 4:35) e ci ricorda che la messe è grande, ma gli operai sono pochi (Matteo 9:37). Dio sta cercando uomini e donne disposti a costruire e non a demolire, ad annunciare il Vangelo, a servire il Signore e il prossimo con fedeltà: non possiamo limitarci a guardare il bisogno senza rispondere alla chiamata.

GRANDE È L’ATTITUDINE CHE ISPIRA QUEST’OPERA. Neemia 4:6 dice: “Avevano preso a cuore il lavoro”. Non si può servire Dio con superficialità o con spirito di costrizione. L’opera del Signore richiede passione, dedizione e amore. Paolo afferma: “L’amore di Cristo ci costringe” (2Corinzi 5:14). Se il nostro servizio non è mosso dall’amore, diventerà un peso, un’abitudine sterile, un’attività meccanica. Il popolo di Neemia comprendeva sacerdoti, leviti, mercanti, profumieri, giovani e anziani, uomini e donne. Nessuno si tirò indietro.

Non era una questione di abilità, ma di disponibilità. Questa è la sfida per la Chiesa di oggi: non cercare scuse, ma mettersi all’opera con cuore fervente, perché Dio ha scelto ognuno di noi per compiere buone opere, che Egli ha precedentemente preparato (Efesini 2:10).

CONCLUSIONE. Dopo 52 giorni di lavoro incessante, le mura di Gerusalemme furono completate. Fu un’impresa straordinaria, resa possibile perché il popolo aveva preso a cuore il lavoro. Oggi, l’opera di Dio continua. La Chiesa è chiamata a edificare, a evangelizzare, a restaurare vite spezzate.

Il nostro compito è chiaro: non scoraggiarci davanti alle difficoltà, ma ricordare che il Signore è Colui che ci sostiene e ci guida. Se Dio ha messo nel tuo cuore un’opera da compiere, prendila a cuore, perché il Signore stesso è con te!

Giorgio Botturi

Risveglio Pentecostale – marzo 2025

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