Dalle nostre comunità

BORGARO TORINESE, BATTESIMI E SANTA CENA

Sabato 28 settembre, presso la Chiesa di Borgaro Torinese, unitamente alla chiesa e diaspora di Chivasso (curate dal fratello Giovanni Curci) e alla missione di Chieri (curata dal fratello Enzo Di Certo), sono scesi nelle acque battesimali tre neofiti di 17, 18 e 21 anni che hanno dato testimonianza della loro conversione. Il gruppo di canto ha anticipato il messaggio della Parola, cantando “Non sarai più lo stesso”. Per l’occasione è stato invitato il pastore delle comunità di Secondigliano e di Gragnano (NA), Sergio Chiribiri, che ha letto in Deuteronomio 27:1-10. Abbiamo compreso che “convertirsi” significa manifestare un’inversione di marcia nella propria vita e un’obbedienza alla Parola di Dio. Come pietre imbiancate e sulle quali è stata scritta la Legge di Dio, così i nostri cuori sono stati purificati dalle scorie del passato ed è stato donato un nuovo significato alla nostra vita. Non è un luogo o l’acqua battesimale a cambiare i cuori, ma il prezioso sangue di Cristo Gesù. Gloria a Dio per la Sua opera di salvezza! Grazie al contributo di alcune giovani sorelle delle comunità di Borgaro, Chieri e Volpiano tutto il culto è stato interpretato in LIS (Lingua Italiana dei Segni) per alcuni fratelli e amici sordi che hanno seguito con interesse il messaggio dell’amore di Dio. Uno di loro, Giovanni, ha poi testimoniato del suo incontro con Gesù che gli ha cambiato la vita. Anche i tre neofiti, edificando con la loro esperienza l’assemblea, hanno reso testimonianza della meravigliosa opera del Signore. A fine riunione tutta la comunità ha continuato a gioire insieme raccogliendosi in un’agape fraterna. La benedizione del Signore ha continuato ad essere elargita anche il giorno seguente, domenica 29 settembre, durante il quale è stato celebrato il culto di Santa Cena. Il gruppo di canto della comunità ha cantato “Per sempre”, un inno che parla della morte e della gloriosa resurrezione di Gesù che permette la redenzione del credente, giustificandolo per mezzo del sangue dell’Agnello. La Parola di Dio, portata sempre dal fratello Chiribiri, letta in Luca 23:26-32, ci ha ricordato del sacrificio di Gesù sulla croce, che per noi non deve essere un evento fine a se stesso ma uno stile di vita da acquisire. La croce che l’uomo porta su di sè, non è mai intesa come un pesante fardello da sopportare o una situazione difficile da attraversare con grande pazienza e sforzo, ma significa “non la mia volontà sia fatta, ma mi arrendo a quella di Cristo, a ciò che Dio ha preordinato per me nella mia vita”, proprio come Gesù ha sommamente insegnato col Suo sacrificio, in ottemperanza alla volontà del Padre. Quando ci imbattiamo nel sacrificio di Gesù, non possiamo ignorarlo ma è necessario accoglierlo cosicché possa dare valore e vittoria alla nostra vita. Se quella croce non cambia le nostre vite, allora le giudicherà. A noi la scelta. La garanzia che il Signore ci dà, a seguito di tale scelta, è la vittoria sulle nostre debolezze, i nostri peccati e i nostri limiti, così come Gesù ha gloriosamente trionfato sulla morte il giorno della Sua resurrezione. A Dio sia la gloria per queste due giornate di benedizione.

Giovanni Curci – da Risveglio Pentecostale aprile 2020

Risveglio Pentecostale – Aprile 2020 (pdf)