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Affinché siano uno come noi

Negli ultimi tempi il nemico dei credenti, “l’accusatore dei fratelli”, come “leon ruggente”, ben sapendo che l’unità è un elemento di estrema importanza per la vita della chiesa, sta cercando di attaccare all’interno il corpo di Cristo per dividerlo e smembrarlo. Ciò riguarda le comunità locali e l’opera nazionale. Ma Gesù è ancora in piedi alla destra dell’Altissimo. Egli pregò e tutt’ora continua a farlo, per l’unità dei credenti, ricordando loro che è Lui che sta edificando la Sua chiesa e, secondo la Sua promessa, “neppure le porte dell’inferno potranno abbatterla”.

Non solo unità come risultato della salvezza, ma anche unità nella vita e negli scopi della chiesa. “Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, gira come un leone ruggente cercando chi possa divorare. Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi per il mondo” (1 Pietro 5:8-9).
Quando la chiesa, come la famiglia, viene attaccata dall’esterno si unisce, quando i problemi sono all’interno si smembra e il diavolo questo lo sa.
Gesù prima di affrontare la croce innalzò al Padre una fervida preghiera che si può riassumere in una frase: “Affinché siano uno come noi…”.

Gesù pregò per l’unità dei credenti, quale corpo di Cristo, non pregò per l’ecumenismo fra le varie religioni tanto in voga di questi tempi. Lo scopo dell’ecumenismo è mettere sotto lo stesso ombrello le varie chiese e le varie religioni. La Parola di Dio dice: “Mentre tutti i popoli camminano ciascuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore, nostro Dio, per sempre” (Michea 4:5).

Nella Sua preghiera Gesù evidenzia molto chiaramente che la Sua preghiera era per i credenti e non per il mondo. La Sua preghiera era per l’unità fra i credenti e non per l’unione di questi con il mondo o per l’unità del mondo stesso. “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi” (Giovanni 17:9).
Non solo Gesù aveva promesso ai Suoi discepoli che avrebbe pregato il Padre af-finché mandasse un altro Consolatore, lo Spirito Santo, ma, amorevolmente preoccupato del loro futuro, pregò il Padre affinché li preservasse e li custodisse, dal momento che da lì a poco li avrebbe lasciati. “Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta… Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno” (Giovanni 17:12).
Il sentimento di amore premuroso che animava Gesù in questa Sua preghiera è lo stesso sentimento che animava il cuore dell’apostolo Paolo ed è lo stesso sentimento che dovrebbe animare il cuore di ogni credente e in particolare ogni servo del Signore.

“Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue” (Atti 20:28).
Gesù pregò: “Che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me”.
Il modello perfetto di unità che Gesù ci propone è l’unità della Deità: “…affinché siano uno come noi siamo uno”. L’unità di Dio è una unità composta e in questo senso perfetta. Un solo Dio tre persone: Padre Figlio e Spirito Santo, eternamente uniti, eternamente in comunione intima l’un l’altro, eternamente uniti nei sentimenti, nel pensiero e nell’azione, che comprende, tra l’altro, il disegno e l’atto creativo, il piano della salvezza e l’attuazione di questo piano. Unità così perfetta che trascende la nostra comprensione.

Unità significa avere comunione l’un l’altro. Il termine comunione deriva dal termine “compagno” che a sua volta deriva dal latino “cum panem”, cioè colui con il quale si condivide il proprio pane.
L’unità di cui parliamo è quella in Cristo ed è opera dello Spirito Santo: se siamo uniti in Cristo allora saremo, come risultato, uniti fra di noi.
 
La responsabilità dei credenti è di ricercare l’unità e di conservarla. “Sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace” (Efesini 4:3).
Unità significa condividere non solo la stessa dottrina, ma avere gli stessi sentimenti che si evidenziano, quale frutto dello Spirito, per poter manifestare l’un l’altro l’amore di Dio che è stato sparso nei nostri cuori dallo Spirito Santo stesso per la crescita e l’edificazione reciproca.
Unità significa anche condividere e simpatizzare con i fratelli sia nella gioia che nella sofferenza. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui” (1 Corinzi 12:26).
L’unità non è la condivisione di un programma, prestabilito insieme, da portare avanti tralasciando le diversità dottrinali ed etiche. Alcuni dicono: mettiamoci insieme, parliamo di ciò che ci unisce e tralasciamo le cose che ci dividono.
L’unità, prodotta dallo Spirito Santo, che ne è l’autore, non è uniformità esteriore: quando lasciamo che lo Spirito Santo operi in noi, Egli manifesterà il Suo frutto creando la vera unità che è interiore. Lo Spirito Santo unisce i credenti a Cristo e tra di loro come membra di un unico corpo. “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Galati 5:22).
L’unità parte dal profondo del nostro cuore, dalla parte più nobile del nostro essere: il nostro spirito, fermo restando che deve coinvolgere anche la nostra mente, la nostra razionalità, perché la ricerca dell’unità è una scelta, una ricerca e un cammino. “Del resto, fratelli, rallegratevi, procacciate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e l’Iddio dell’amore e della pace sarà con voi” (2 Corinzi 13:11). “Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtú e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi” (Filippesi 4:8-9).
L’unità è amore che non pretende ma si protende verso l’altro, per integrarsi nell’altro: dare per ricevere e completarsi a vicenda. “Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace” (Efesini 4:1-3).

Siamo chiamati a ricercare l’unità di spirito con il vincolo della pace. La vera unità presuppone la realizzazione del vincolo della pace tra Dio e il credente, tra il credente e la comunità alla quale appartiene e tra il credente e l’opera di cui fa parte. “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesú Cristo, nostro Signore” (Romani 5:1).“Del resto, fratelli, rallegratevi, procacciate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e l’Iddio dell’amore e della pace sarà con voi” (2 Corinzi 13:11). “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore; vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne siano contagiati” (Ebrei 12:14-15).
La pace è una delle manifestazioni del frutto dello Spirito. “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Galati 5:22). Dove c’è orgoglio, egoismo, invidia, superbia, ambizione, egocentrismo non c’è pace e anche se ci si riunisce insieme, si prega insieme, si celebra il culto al Signore insieme, in realtà non c’è unità ma divisione, che è una delle manifestazioni del frutto della carne che indebolisce il corpo di Cristo e avvelena la comunità dei credenti. “Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio” (Galati 5:19-21).

I problemi saranno risolvibili restando uniti a Dio
La chiesa di Corinto non poteva realizzare l’unità perché fra di loro non c’era pace. In essa c’erano tutti gli ingredienti e i presupposti per una divisione della comunità locale. “Quando qualcuno di voi ha una lite con un altro, ha il coraggio di chiamarlo in giudizio davanti agli ingiusti anziché davanti ai santi? Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime? Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita! Quando dunque avete da giudicare su cose di questa vita, costituite come giudici persone che nella chiesa non sono tenute in alcuna considerazione. Dico questo per farvi vergogna. È possibile che non vi sia tra di voi neppure una persona saggia, capace di pronunciare un giudizio tra un fratello e l’altro? Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agli infedeli. Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? Invece siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio?” (1 Corinzi 6:1-9).
Possiamo pensare che la chiesa di Filippi fosse perfetta, ma in realtà non è così: anche nella chiesa dei Filippesi c’erano dei problemi. Non esiste la chiesa perfetta, lo sarà al ritorno di Cristo perché Egli stesso la perfezionerà.
“Esorto Evodia ed esorto Sintíche a essere concordi nel Signore. Sí, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il Vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita” (Filippesi 4:2-3). Non sappiamo quale fosse la causa dei dissidi tra Evodia e Sintiche, ma l’apostolo Paolo era preoccupato, perché il problema avrebbe potuto coinvolgere altri e creare problemi nella comunità.
L’apostolo non prende la difesa di una o dell’altra, ma esorta entrambe a riconciliarsi. Le due donne erano impegnate nell’opera del Signore, i loro nomi erano scritti nel libro della vita, eppure stavano causando dei problemi. Questo ci dice che talvolta i dissidi possono sorgere, sia nella chiesa locale che nell’opera nazionale, fra credenti di lunga data, impegnati fedelmente da molti anni nell’opera del Signore. La causa della degenerazione di questi dissidi sta nel non affrontare il problema biblicamente, fin dall’inizio. L’amore di Dio unisce e la Sua Parola dice che dobbiamo amare Dio con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra mente, con tutte le nostre forze e con tutto noi stessi e il nostro prossimo come noi stessi, e il nostro prossimo più vicino sono i nostri fratelli in Cristo.

Enzo Specchi

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