Meditazioni e articoli

CHIESA REALE O CHIESA VIRTUALE

UN DILEMMA IN EPOCA POST COVID

Abbiamo fatto di necessità virtù, come era giusto che fosse. Le piattaforme digitali, i social in generale, si sono rivelati uno strumento utile ed efficace per raggiungere i membri delle comunità, i credenti e anche tanti simpatizzanti. È stato possibile rimanere in contatto con loro, direttamente nelle loro case, mentre passavano i giorni di necessaria restrizione delle libertà di movimento e di sospensione dei culti nei locali a causa della pandemia da COVID-19. Sono stati giorni di astensione da spostamenti ordinari, ma non di completo digiuno spirituale. I mezzi di comunicazione di massa ci hanno permesso di gettare il pane sulle acque agitate di questa nostra società spaventata lanciandolo nell’etere e nella rete, così chi si è collegato (sono stati moltissimi), ha potuto ricevere una porzione della Parola di Dio che illumina la mente, nutre l’anima e conforta il cuore.

1. La “mutazione” della chiesa reale
Come sempre però una cosa è l’uso altro è l’abuso, un conto è il ricorso massiccio in caso di necessità mentre la sostituzione è ben altro, una cosa è l’utilità un’altra invece l’abnormità, un conto è essere al servizio ben altra cosa è soppiantare.
È ovvio che l’uso dei social non deve ora arrivare a modificare la natura e i metodi stabiliti da Dio per la Sua chiesa. I mass media rimangono in ogni momento degli efficaci mezzi di comunicazione e, se utilizzati con saggezza, anche degli innovativi strumenti di evangelizzazione accanto a quelli ormai classici come la radio, la televisione, la tenda di evangelizzazione, i culti all’aperto, ecc., ma non possiamo pensare che ci si possa trasferire con la comunità direttamente sui social, mantenendo chiusi i locali di culto o riducendo drasticamente il numero delle riunioni “in presenza”, perché la natura, la funzione e la missione della chiesa ne verrebbero irrimediabilmente modificate e le benedizioni stabilite da Dio ne risulterebbero vanificate o per lo meno drasticamente ridimensionate. Infatti, il Nuovo Testamento indica la necessità della presenza reale, che non può essere sostituita, perché è fonte di:
• Vita: “Ancora un po’, e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete” (Giovanni 14:19).
• Forza: “Infatti desidero vivamente vedervi per comunicarvi qualche carisma affinché siate fortificati; o meglio, perché quando sarò tra di voi, ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune, voi ed io” (Romani 1:11,12).
• Conforto: “… quando andrò in Spagna, spero, passando, di vedervi e di essere aiutato da voi a raggiungere quella regione, dopo aver goduto almeno un po’ della vostra compagnia” (Romani 15:24).
• Serenità: “… egli aveva un gran desiderio di vedervi tutti ed era preoccupato perché avevate saputo della sua malattia” (Filippesi 2:24).
• Gioia: “Così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia” (Giovanni 16:22).

2. L’“anticipazione” della chiesa reale
I social sono mezzi che pur seguendo modelli realistici non riproducono però una situazione reale. Con una piattaforma si apre la propria e si entra contemporaneamente nella stanza di qualcun altro; i modelli informatici visualizzano l’ambiente, ma si è presenti soltanto virtualmente con qualcuno; l’incontro è potenziale, riprodotto visivamente, ma non è reale, effettivo, vero.
È mediato dalla riproduzione delle immagini, è potenzialmente un incontro, non è effettivamente un incontro.
Vediamo il nostro o i nostri interlocutori, anche molti, perfino centinaia, ma non li incontriamo veramente.
Osserviamo la libreria che hanno alle spalle, ma non apriamo gli sportelli, non afferriamo un libro, non lo sfogliamo e lo leggiamo; viene visualizzato il divano, ma non siamo seduti con loro; ammiriamo il giardino sullo sfondo, alle spalle, magari attraverso la finestra, ma per passeggiare tra i fiori dobbiamo recarci fisicamente in casa di qualcuno.
È realtà quella che abbiamo sullo schermo, ma virtuale, esiste soltanto in potenza, non è attuale, effettiva, tangibile, concretamente prossima.
Quando ancora la chiesa esisteva soltanto in potenza, cioè virtualmente, perché Gesù non era ancora morto sulla croce e i discepoli non erano stati ancora rigenerati, il Maestro ne annunciò l’imminente costituzione parlandone per due volte e descrivendola sempre come un’entità concreta, tangibile e reale, non astratta e apparente.
Una volta la indicò come un edificio costruito sulla rivelazione della Sua divinità e come un esercito invincibile che avanza in maniera irresistibile: “E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere” (Matteo 16:18).
Poi la descrisse come un insieme di individui, a partire da due o tre, realmente e fisicamente esistenti e non come un insieme di personaggi della fantasia oppure raccolti nel Suo nome che però non si incontrano realmente, anzi che si raccolgono insieme dove il Signore stesso è presente in reale, autentica comunione: “Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni.  Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo. E in verità vi dico anche: se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Matteo 18:15-20).

3. La natura e le benedizioni della chiesa reale
Non sfuggono a questa stessa natura i simboli che vengono utilizzati nel Nuovo Testamento per descrivere la chiesa. Non sono figure fittizie, apparenti, ma tutte indistintamente concrete, non virtuali, anzi addirittura “materiali” per indicarne la tangibile realtà. Ciascuna di esse ci parla di prerogative, funzioni, responsabilità e benedizioni concrete e reali di cui la chiesa è destinataria, che si esercitano e si realizzano nella reciproca comunione.
• La partecipazione. La chiesa è innanzitutto paragonata ad un corpo: “Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti” (Efesini 1:22-23). Un simbolo che ci parla di vita perché il corpo è un organismo vivente, che include la corale partecipazione di ogni singolo membro o organo, giuntura e articolazione, anche delle parti più piccole e nascoste, alla salute dell’individuo secondo le specifiche funzioni stabilite da Dio. Questo contributo è reciproco e non è a senso unico. La chiesa reale si basa e al tempo stesso incoraggia la partecipazione attiva dei credenti, mentre invece la “chiesa virtuale” spinge al distacco, rischiando di affermare una specie di “clero virtuale”, che esercita le sue funzioni davanti ad un pubblico di meri “spettatori virtuali” e annullando l’immenso privilegio rappresentato dal “sacerdozio universale dei credenti”: “Accostandovi a lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (I Pietro 2:4-5).
• Il fervore. La chiesa è identificata come una sposa: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa” (Efesini 5:25-32). Come non associare alla sposa innanzitutto lo sposo. Lo sposo è Cristo. La presenza di Cristo nella chiesa non è virtuale, ma è reale: “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Matteo 16:20). Non è che potrebbe essere in mezzo ai Suoi, il Signore è in mezzo ai Suoi che si raccolgono in un dato luogo. Quando lo sposo è presente la sposa non rimane indifferente, fredda, arida. L’amore non stimola soltanto la mente, coinvolge il cuore, lo riscalda e lo rallegra: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?” (Luca 24: 32). “Benché non lo abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa” (I Pietro 1:8). Uno dei pericoli del predominio di ciò che si vede è proprio nella convinzione, che subdolamente e lentamente sembra volersi fare sempre più strada, per cui si dichiara vero soltanto ciò che si vede, mentre invece è straordinariamente reale e tangibile, Gesù Cristo risorto è il nostro vivente Salvatore e Signore, il quale, benché non Lo vediamo, noi amiamo come lo sposo ineffabile dell’anima nostra! Gesù non è visibile con gli occhi naturali, ma con l’occhio spirituale della fede, perciò dove due o tre sono raccolti insieme Gesù Cristo è realmente presente e perciò altrettanto palpabile deve essere l’aspettativa di potenti manifestazioni dello Spirito di Dio: “Quando dunque tutta la chiesa si riunisce (neretto e corsivo dell’autore dell’articolo, n.d.r.), se tutti parlano in altre lingue ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno che siete pazzi? Ma se tutti profetizzano ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore sono svelati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi” (I Corinzi 14:23-25).
• La crescita. La chiesa è paragonata ad un edificio: “Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. In lui voi pure entrate a far parte dell’edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito” (Efesini 2:20-22). Un edificio, soprattutto nell’antichità, non poteva essere costruito dall’oggi al domani, ma gradualmente, nel tempo, pietra su pietra, mattone su mattone. Anche le pietre più piccole trovavano spazio nelle mura antiche! Il Signore non disprezza nessuno, ma l’edificio cresce nel tempo, progressivamente, aggiungendo, anche ad ogni riunione di culto, non una realtà virtuale all’altra, ma una virtù all’altra: “Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore” (II Pietro 1:5-7). Nelle “chiese virtuali” questo non sarebbe possibile. Ogni pietra vivente è dimora dello Spirito Santo e quando si riunisce alle altre pietre vive, insieme formano un edificio santo in cui lo Spirito Santo si manifesta. Il materiale è già in cantiere, a portata di mano, ed è reale, autentico, concreto: “La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù. Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza” (vv. 3-4). Quante volte il Signore, perché possiamo crescere spiritualmente, ci suggerisce come fece Samuele a Saul: “Precedimi… mangerete con me… e ti dirò tutto quello che hai nel cuore” (I Samuele 9:19).
• La santificazione. La chiesa è paragonata ad un tempio: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi” (I Corinzi 3:16-17). Quando Gesù annunciò la fondazione della chiesa parlò di peccato, offese e perdono (Matteo 18:15-18). Nella chiesa reale si sviluppa la santificazione nella responsabilità degli uni verso gli altri, che si manifesta nell’incoraggiamento reciproco, nel sostegno, nell’individuale esercizio dei doni ricevuti da Dio, fatti valere ciascuno al servizio degli altri e nel reciproco stimolo a somigliare sempre più a Cristo. La chiesa che consuma i propri culti sulla piattaforma e sui social non incoraggia alla responsabilità individuale, che è sempre motivo di benedizione e di crescita; in casa, con il computer, lo smartphone o il tablet, si può zittire il microfono ed escludere il video, ascoltare senza essere ascoltati, vedere senza essere visti! Tante volte durante lo svolgimento della riunione di culto, anche la più piccola sfumatura, la lode di chi ci sedeva accanto, l’esperienza quotidiana con Cristo narrata da un credente, hanno vivificato la nostra fede, ci hanno insegnato qualcosa di prezioso, ci hanno incoraggiato a migliorare, a cambiare atteggiamento, a vedere maggiormente pulito e nettato il tempio del nostro cuore.
• La missione. La chiesa è paragonata alla colonna e al sostegno della verità: “Ti scrivo queste cose sperando di venir presto da te, affinché tu sappia, nel caso che dovessi tardare, come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (I Timoteo 3:14, 15). La verità è la Parola di Dio, il Vangelo: “Santificali nella verità: la tua parola è verità” (Giovanni 17:17). La chiesa non può essere una comunità virtuale, ma deve essere una pubblica entità, fisicamente esistente, concretamente visibile, che annuncia il Vangelo al mondo con rispetto, ma anche con franchezza: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Marco 16:15), sostenendo la testimonianza con uno stile di vita coerente alla volontà di Dio, pubblicamente vissuta e non nascosta dietro lo schermo di un device: “Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5:13-16).
Tutto questo non incoraggia la ricerca della visibilità e del numero di visualizzazioni.
Non contano i “mi piace”, ma la sottomissione alla volontà di Dio. Il Signore non incoraggia la cultura della preferenza personale, ma dell’ubbidienza alla Sua Parola, non di ciò che è confacente ai nostri gusti, ma di ciò che è gradito a Lui.
La prima forma di evangelizzazione è Cristo in noi a casa, sul posto di lavoro, a scuola; l’altra è quando ci avviamo ai nostri locali di culto e nel quartiere, nel paese, nella città: si può chiaramente identificare un gruppo più o meno consistente di credenti, che onora e adora l’unico vero Dio, testimoniando così della Sua grazia!
Avere tanti followers fa piacere a tutti, ma la chiesa non è costituita da followers bensì da nati di nuovo, che testimoniano con franchezza della salvezza in Cristo, che non pretendono di salvare, ma di annunciare e vivere fedelmente il Vangelo, certi che la salvezza appartiene al Signore!
Gesù non ha mai pensato che il messaggio che annunciava dovesse diffondersi in modo rapido e capillare, come il lievito che fa lievitare tutta la pasta, ma fosse innanzitutto reale e autentico.
Un messaggio non è sano soltanto se guadagna il massimo del consenso, è autentico se è coerente alla volontà di Dio. Non è la viralità che ne garantisce l’autenticità, ma la fedeltà al messaggio biblico.

Dio ci aiuti tutti ad evitare il pericolo strisciante dell’apatia, “mi seguo il mio culto sulla piattaforma e vado avanti”: è un inganno basato sull’illusione che la maggiore benedizione risieda in tutto ciò che si può ottenere, mentre, per i credenti, la più completa realizzazione consiste in ciò che abbiamo il privilegio di donare.
Oh, se Gesù avesse badato soltanto a ciò che aveva ricevuto! Il Padre lo aveva risuscitato dai morti, poteva ascendere al cielo dichiarando dalla destra della Maestà: “Sto bene io, stanno bene tutti”! Invece rigenerò i discepoli, costituì la chiesa, rimase con i Suoi per 40 giorni, li istruì, li rassicurò e li fortificò, facendosi vedere da loro con molte prove e promettendo loro la pienezza dello Spirito Santo. E una volta asceso al cielo non si è fermato, continua a salvare, a spandere i Suoi doni, a riempire dello Spirito Santo e a manifestarsi vivente e potente a favore di chiunque lo invochi!
Egli è il modello di ogni credente e della Sua intera chiesa, che è il Suo corpo! Continuiamo a seguire il Suo esempio!
“Oh Signore, io amo trattenermi nella tua casa, nel luogo dove risiede la tua gloria” (Salmo 26:8).

Eliseo Cardarelli

da Risveglio Pentecostale – settembre 2020