Meditazioni e articoli

Dai prima che sia troppo tardi

«Cerca di venir presto da me… Cerca di venire prima dell’inverno» (2 Timoteo 4:9,21)

 

IL PROCESSO

I versi sono tratti dall’ultima lettera dell’apostolo Paolo, scritta negli anni 60 del I secolo. L’anziano “ministro di Cristo”, come si definisce altrove, è in carcere a Roma, in attesa del verdetto. Il diritto romano prevede una prima convocazione (“prima actio”), nell’ambito della quale l’imputato può difendersi e provare a discolparsi. Se il processo ha un seguito, è prevista una seconda udienza (“secunda actio”) al termine della quale è emessa la sentenza definitiva ed applicata la conseguente pena (La Sacra Bibbia con note e commenti di John MacArthur, Società Biblica di Ginevra, pag. 1885).

Paolo, durante la prima udienza, non ha potuto contare sul sostegno di nessuno dei credenti della capitale. Scrive: “Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato”, v.16. Ciononostante l’apostolo non lancia accuse, ma prega per i fratelli nella fede, chiedendo a Dio di non addebitare loro questo atto di egoismo (“…ciò non venga loro imputato!”). L’apostolo prova gli stessi sentimenti di cui ha scritto alla chiesa di Colosse, cioè, “sentimenti di misericordia, di benevolenza” (Colossesi 3:12).

Paolo è benevolo verso i cristiani di Roma tanto da porgere a Timoteo i saluti di “Eubulo, Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli nella fede”, v.21, credenti che, come tutti gli altri – non sappiamo per quale ragione – non gli sono stati a fianco in tribunale!

L’apostolo riconosce, grato, l’assistenza del Signore e la forza che gli ha donato (“Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte…”, v.17), ma deve constatare che soltanto Luca lo ha raggiunto. Non c’è stato nessuno, chi per impegni ministeriali (Crescente, Tito ed Erasto), chi per malattia (Trofimo), chi abbagliato dalle illusioni mondane (Dema).

 

L’INVITO PRESSANTE

Andando ora ai due versetti chiave, Paolo sollecita Timoteo a raggiungerlo quanto prima nella Caput mundi, Roma. Timoteo si trova ad Efeso, città in cui è pastore della chiesa locale. Paolo scrive al suo “caro figlio”, al v.9: “Cerca di venir presto da me”. Più avanti l’apostolo ribadisce: “Cerca di venire prima dell’inverno”. L’invito di Paolo si fa pressante per vari motivi. Vediamoli.

– L’esito definitivo del processo sembra imminente e, visto l’andamento dello stesso, si prospetta la condanna di Paolo che menziona un certo Alessandro “il ramaio”, artigiano del rame. Potrebbe essere un fabbricante di idoli che ha deposto contro Paolo nel corso del dibattimento (“…mi ha procurato molti mali… si è opposto violentemente alle nostre parole”, vv. 14-15).

– Durante il periodo invernale la navigazione nel Mediterraneo è molto rischiosa (i tanti relitti e reperti archeologici sottomarini rinvenuti nei fondali del Mediterraneo testimoniano che i naufragi erano frequenti), pertanto la legge romana vietava la navigazione dal 10 novembre al 10 marzo. Il periodo consigliato per attraversare il Mare Nostrum andava dal 26 maggio al 14 settembre. Da metà settembre a fine maggio, invece, la navigazione era considerata ad alto rischio (Usi & Costumi dei tempi della Bibbia, ElleDiCi, pag. 227).

In Atti 27, il testo biblico conferma la validità della norma marittima appena richiamata.

Lo scrittore commenta la tempesta in atto con le parole: “…la navigazione si era fatta pericolosa, poiché anche il giorno del digiuno era passato” (v.9). Il giorno del digiuno, cioè dell’espiazione, veniva osservato dagli ebrei a fine settembre. Al v.12 lo scrittore continua la dettagliata narrazione degli eventi, dicendo che l’insenatura appena raggiunta (Beiporti) non è ritenuta adatta per “svernare” (passarvi l’inverno); tuttavia, tentando di raggiungere un altro porto dell’isola di Creta, finiscono coll’essere portati alla deriva a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Paolo dice, al v. 21: “Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta, per evitare questo pericolo e questa perdita”.

– Il periodo invernale si avvicina, la prigione di Roma è fredda e umida, come tutte le carceri del tempo, e il governo non passa ai detenuti alcun indumento per coprirsi. Paolo ha lasciato, a Troas, a casa di un certo Carpo, il mantello, che la gente comune utilizzava di giorno per ripararsi dal sole e dal freddo, e la notte come coperta.

– Verosimilmente Paolo è stato costretto a fuggire oppure lo hanno arrestato, per cui non ha con sé alcuni dei suoi effetti personali. L’apostolo desidera avere con sé i libri (potrebbe trattarsi di letteratura cristiana), “specialmente le pergamene” (ovvero le Scritture). Andando incontro all’inverno, le ore di luce, e quindi di lettura e di studio, sarebbero gradualmente diminuite.

– Paolo esprime, senza vergogna, al leale collaboratore, il proprio bisogno di sostegno morale e spirituale. Scrive (2 Timoteo 1:4) di desiderare intensamente di rivederlo per essere riempito di gioia, non soltanto per il conforto personale, ma anche perché, come è avvenuto fino a quel momento, il suo messaggio fosse “pienamente proclamato e lo ascoltassero tutti i pagani” (4:17). L’apostolo Paolo esorta Timoteo a mettersi in viaggio insieme a Marco, rimarcando l’utilità di quest’ultimo fratello e conservo nel campo del Signore (4:11).

– L’apostolo è avanti negli anni; non sa quanto Dio gli darà da vivere. Sa che il tempo di partire con Cristo è vicino (2 Timoteo 4:6). Vuole riuscire a rivedere per l’ultima volta il suo caro Timoteo.

 

UN APPELLO PER LA CHIESA

C’è, innanzitutto, un messaggio per i credenti: non dovremmo rimandare ciò che possiamo fare nell’immediato! L’apostolo Paolo, in Efesini, ci sprona ad approfittare delle occasioni in quanto i giorni sono malvagi (5:16, Versione Riveduta). Posticipare a domani qualcosa che potremmo fare oggi, potrebbe significare perdere per sempre l’occasione che Dio ci sta dando, la benedizione che Egli ha ci ha riservato!

Quando rileviamo una necessità, quando c’è bisogno della nostra prontezza e del nostro aiuto, quando possiamo essere utili in qualche modo per l’opera del Signore, quando il Signore mette nei nostri cuori un peso, agiamo, senza rinviare, come Paolo chiedeva a Timoteo di fare!

“Vieni presto…Vieni prima dell’inverno”. Ovvero: quello che puoi fare, fallo prima che sia troppo tardi! Il senso è: “Fai presto… vieni prima dell’inverno”, “… Fai del tuo meglio per essere qui prima dell’inverno”, “Sbrigati…”!

Dobbiamo parlare a qualcuno del Salvatore? Sorella, fratello in Cristo, facciamolo senza prorogare! Non pensiamo che ci sarà almeno un’altra opportunità: che ne sappiamo?

Dobbiamo fare la nostra parte, assumendoci maggiori responsabilità nella comunità?

Ci è richiesto di pregare per un caso delicato? È ormai chiaro che dobbiamo affrontare, di petto, un problema? Abbiamo ricevuto un invito, una richiesta di collaborazione?

Rispondiamo affermativamente, spinti dal vero amore. Mettiamoci a disposizione del Signore. Ascoltiamo la Sua voce. Siamo sensibili nei confronti di chi, per qualche motivo, ha bisogno di noi e, se ci pensiamo bene, ce lo sta anche dimostrando.

Oggi non lasciamo nessun “conto aperto”, né con Dio, né con il prossimo. Non terminare questa lettura con la coscienza inquieta e la delusione di aver detto, ancora un volta “no” al Signore (chi Gli dice: “Aspetta”, è come se Gli dicesse: “Non adesso” … dunque, “No”!).

Forse, nel tuo caso, il “porto” da raggiungere in tempi stretti è per un “imbarco” di tipo affettivo. Può darsi che lo Spirito Santo ti stia spingendo a mettere delle cose in chiaro con qualcuno, a tentare di recuperare un rapporto che sembra guastato. Un autore evangelico ha scritto: «Auguro a tutti… lunga vita e buona salute, ma non posso garantire entrambe queste cose a nessuno, neanche a me stesso o alla mia stessa famiglia, figuriamoci a qualcun altro. Le cose possono cambiare così velocemente! Basta una telefonata e la vita non è più la stessa. Alcuni di noi devono ancora raggiungere [con il Vangelo della grazia] delle persone intorno a loro. Ci sono cose che abbiamo bisogno di dire adesso: “Ti voglio bene”, “Mi dispiace”, “Ti prego di perdonarmi”, “Grazie”, “Mi manchi”…» (Ray Pritchard).

Hai lasciato qualche questione in sospeso? Risolvila con la saggezza che il Signore ti darà. E se devi riconciliarti con qualcuno, non far tramontare un altro sole! (cfr. Efesini 4:26).

 

IMMAGINIAMO CHE …

Immaginiamo quale eco le parole del-l’apostolo abbiano avuto nella mente di Timoteo: “Paolo chiede aiuto! Ha bisogno di me, ora più che mai. Ha bisogno di conforto, di qualcosa da mettere indosso. Devo portargli delle buone letture e, soprattutto, le Scritture. Vuole rivedermi prima di partire con il Signore. Crescente, Tito ed Erasto non possono andare a Roma al mio posto. Trofimo sta male, dovrà restare a Mileto finché non si riprende. Dema si è sviato… Non voglio pensare che Tito sia più vicino di me all’Italia e che basta che attraversi l’Adriatico e arrivi fino a Roma. Devo partire, e devo farlo in fretta! Bisogna avvisare Marco e andare al porto! Non voglio avere rimpianti. Più che Paolo… me lo sta chiedendo Dio!”

È tempestivo Timoteo? Oppure si lascia assorbire dai propri impegni ad Efeso? Riesce ad imbarcarsi, con Giovanni Marco, e vedere Paolo per l’ultima volta, portando con sé il mantello, le pergamene e i libri, oltre ad una ventata di incoraggiamento? …O forse non fa in tempo, raggiungendo la capitale imperiale soltanto, ahimé, per sapere che Paolo è stato giustiziato e riportare indietro, malinconicamente, le cose appartenute al proprio padre spirituale…Non lo sappiamo, ma ci piace pensare che “lo spirito di forza” (2 Timoteo 1:17), che Dio aveva donato a Timoteo, lo ha spinto ad organizzarsi immediatamente.

 

UN APPELLO PER CHI NON HA ANCORA DECISO

Le espressioni “Vieni presto, prima dell’inverno!” si possono applicare non solo a credenti, ma anche a simpatizzanti, a figli di credenti, agli indecisi. A loro è dedicata questa parte dell’articolo.

Amici, credete in Cristo per essere salvati, mentre ne avete l’occasione! Che cosa ne sapete se potrete farlo domani? La Bibbia dice: “Oggi, se udite la Sua voce, non indurite i vostri cuori…” (Salmi 95:8).

Prima che sia troppo tardi, esaminate voi stessi e ravvedetevi dei vostri peccati.

Il governatore Felice, dopo che Paolo gli parla “di giustizia, di temperanza e del giudizio futuro” dice la Scrittura (Atti 24:25) si spaventa, ma non si ravvede. Quanti, dopo l’ascolto della Parola di Dio, rimangono emotivamente scossi! Quanti s’impauriscono, si commuovono o vengono confortati per mezzo della Parola di Dio, eppure non si convertono! Felice (… solo di nome) pensa di poter rimandare la propria decisione; ha la presunzione di essere padrone del tempo, e replica al servitore di Dio: “Per ora va’; e quando ne avrò l’opportunità, ti manderò a chiamare”.

“Affrettati … prima dell’inverno!”. In Ecclesiaste è scritto: “Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più alcun piacere”». Il senso di questo passo è: “Prima che il vigore fisico venga a mancare (e la vista, l’appetito, l’equilibrio diminuiscano) finché sei in vita e in buona salute, finché sei giovane, ricordati di Colui che ti ha creato!”.

William MacDonald definisce la persona a cui Gesù dice “Seguimi” (in Luca 9:49) e che rimanda la scelta, il “Signor Troppo Lento”. Quell’uomo chiamato dal Signore, gli dice: “Fintanto che papà è in vita non posso seguirTi. Dopo, però, Ti seguirò!”.

Credi nel Signore, vivi per Lui, ma, ti prego, fallo oggi!

 

SBRIGARSI PER NON PENTIRSI

“Sbrigati … vieni prima dell’inverno”. L’inverno: quando ogni buon proposito, ogni giusta decisione, ogni onorevole sforzo sarebbero inutili. Il Signore ci perdoni per ogni Sua parola, per ogni ragionevole aspettativa da parte del prossimo, che fino ad ora ci hanno colto impreparati, titubanti o addirittura indifferenti!

Da oggi in avanti che ognuno di noi possa agire con prontezza.

 

Gabriele S. Manueli

 

Da Risveglio Pentecostale maggio 2019