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Dissodatevi un campo nuovo

L’imperativo si trova identico in due testi dell’Antico Testamento per mettere enfasi sul particolare momento storico e spirituale che Giuda e Israele attraversavano: era necessario ricominciare!

I profeti Osea e Geremia si fanno portavoce di un appello forte e accorato che doveva richiamare il popolo a un sincero ravvedimento per dare inizio ad un “nuovo corso”, il quale altro non era che “l’antico corso”: la sottomissione alla guida dello Spirito Santo e alla Parola per ritrovare la benedizione di Dio!

Gli appelli a “non spostare il termine antico, che fu messo dai tuoi padri” (Proverbi 22:28) e “fermatevi sulle vie, e guardate, e domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; e voi troverete riposo alle anime vostre” (Geremia 6:16), sono sempre di attualità perché si possa realizzare appieno la potenza e la gloria di Dio.

I testi biblici si presentano espressi in modo analogo.

Osea, con un appello compassionevole e con tutto l’amore che un uomo di Dio ha per il popolo, richiama: “Seminate secondo giustizia e farete una raccolta di misericordia; dissodatevi un campo nuovo, poiché è tempo di cercare il Signore, finché egli non venga, e non spanda su di voi la pioggia della giustizia” (Osea 10:12).

Geremia, riprendendo le parole di Osea, grida con il dolore profondo del predicatore che sente forte da parte di Dio ciò che annuncia: “Dissodatevi un campo nuovo, e non seminate tra le spine” (Geremia 4:3).

L’idea di dover ricominciare viene presa dal mondo dell’agricoltura con l’immagine della semina e della raccolta. Così, nella sua disarmante semplicità, la Parola di Dio ci pone di fronte alla scelta necessaria e indispensabile di dissodare un campo nuovo, laddove il campo indica sicuramente il cuore del credente che necessita di ritornare risolutamente a Dio.

 

IL VERO MOTIVO è nella condizione del campo: pieno di spine. Ciò indica senza dubbio che si trova in uno stato di abbandono e di incuria. “Passai presso il campo del pigro e presso la vigna dell’uomo privo di senno; ed ecco le spine vi crescevano dappertutto, i rovi ne coprivano il suolo, e il muro di cinta era in rovina” (Proverbi 24:30,31).

Troppe spine affollano i cuori: odio e risentimento, amarezza e acredine, invidia e gelosia, litigi e separazioni. Il Signore Gesù ci insegna che un campo piene di spine non potrà vedere sviluppare il buon seme, infatti “quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa” (Matteo 13:22).

La Scrittura va ancora più a fondo e sottolinea “quando una terra… produce spine e rovi… la sua fine sarà di essere bruciata” (Ebrei 6:7,8).

 

L’AZIONE NECESSARIA è, dunque, quella di estirpare le spine dal campo con una profonda aratura che, oltre a pulire il campo, lo prepari per una nuova semina.

Non è forse questo che Gesù diceva all’anziano Nicodemo? È la potente opera dello Spirito Santo che permette di ricominciare daccapo: “Bisogna che nasciate di nuovo. Il vento soffia dove vuole…” (Giovanni 3:8).

Permettere allo Spirito di Dio di dissodare il cuore farà aprire il cielo perché scendano le piogge – primaverile ed autunnale – che permetteranno al seme di sviluppare e portare frutto alla sola gloria di Dio. Le parole del noto canto in uso nelle nostre comunità “piogge dal cielo” non avrebbero senso in un terreno pieno di spine!

 

IL TEMPO incalza, la stagione passa via, pertanto “è tempo di cercare il Signore”. È inutile tergiversare in discussioni sterili e infruttuose, è urgente dissodarsi un campo nuovo! “Perciò, come dice lo Spirito Santo: «…oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori…» (Ebrei 3:7). “Come collaboratori di Dio, vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano, poiché egli dice: «Ti ho esaudito nel tempo favorevole, e ti ho soccorso nel giorno della salvezza». Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!” (2 Corinzi 6:1,2).

 

L’ASPETTATIVA è davvero particolare: “finché egli non venga, e non spanda su di voi la pioggia della giustizia”. Chi semina tra le spine non ha alcuna speranza di raccolta. Basta leggere il versetto seguente al nostro testo di Osea (10:13) per averne un quadro chiaro e triste: “Voi avete arato la malvagità, avete mietuto l’iniquità…”. Gesù non usa mezzi termini: “Un’altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto” (Marco 4:7). Un cuore dissodato che riceve la Parola realizzerà sicuramente la benedizione di Dio, quel grande miracolo che è il frutto: “Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. La terra da sé stessa dà il suo frutto: prima l’erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato. Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l’ora della mietitura è venuta” (Marco 4:26-29).

 

Oggi è tempo di cercare il Signore.
Egli vuole purificare il nostro terreno da spine e rovi affinché possiamo essere pronti a diffondere il seme della giustizia per la gloria e l’avanzamento del Suo regno!

Gaetano Montante