Meditazioni e articoli

IL PERICOLO DELLO SCORAGGIAMENTO

“Davide disse in cuor suo: Un giorno o l’altro perirò per mano di Saul” (1 Samuele 27:1).

Cara sorella scoraggiata, oggi mi rivolgo proprio a te che come Davide stai vivendo un periodo di grandi tensioni e ti senti travolta dallo scoraggiamento, nonostante tu sappia che Dio ti ha chiamata e che ti trovi al centro della Sua volontà.

Lo scoraggiamento è sicuramente l’arma principale nelle mani di Satana per minare la fede di quanti si propongono di essere secondo il cuore di Dio. È uno stato di avvilimento per il mancato appagamento di un desiderio, come quello di vedere una risposta di Dio o la vittoria spirituale su determinati fallimenti o peccati che non vorremmo più presenti nella nostra vita. Come poteva Davide perire per mano di Saul se Dio lo aveva scelto per salire sul trono d’Israele? Poteva mai Davide pensare che il Signore lo avrebbe abbandonato nelle mani di chi era stato scartato a causa della disobbedienza? Il pensiero negativo di Davide non era altro che il frutto dello scoraggiamento dovuto alle difficoltà che stava vivendo: la persecuzione, la stanchezza della vita errante, la lunga attesa per la realizzazione del piano di Dio… Lo scoraggiamento non avviene mai per caso e non sono neppure le circostanze difficili a promuoverlo, in quanto la Parola di Dio ci insegna che, se siamo saldamente legati al Signore, possiamo affrontare le tempeste più violente e nulla potrà scalfirci, ma ritengo che ci sia sempre un fattore scatenante dentro di noi che lo genera e lo fa crescere. Analizzeremo insieme alcune delle cause e con la Parola di Dio ne cercheremo la medicina adatta.

Il temperamento. Il carattere del pauroso, allarmista e pessimista incide molto sulle reazioni agli stimoli esterni e alle difficoltà. Chi vive nella paura pone i suoi occhi sulle circostanze e non su Dio Onnipotente che ci consiglia, invece, di “gettare su di Lui il nostro peso”. A quei discepoli paurosi, che si erano nascosti a porte chiuse per timore dei giudei, Gesù disse: “Pace a voi”. La paura gioca brutti scherzi alla fede: la vista si annebbia, le ginocchia tremano, tutto intorno diventa instabile e lo scoraggiamento trova terreno fertile. A te sorella, che per carattere ti fai sopraffare dalla paura, dico: Lascia che “la pace di Dio, che supera ogni intelligenza”, custodisca il tuo cuore e i tuoi pensieri (Filippesi 4:7).

La stanchezza fisica e mentale. Chi è sottoposto ad una forte pressione fisica o mentale si vede spesso impossibilitato a terminare il percorso di fede e crescita spirituale. Come per l’atleta stanco, il traguardo diventa sempre più lontano. Così, per chi è stremato, le promesse di Dio sembrano ritardare o addirittura appaiono irraggiungibili. A quei discepoli stanchi, che si erano affaticati tutta la notte senza pescare nulla, non rimaneva altro da fare se non ubbidire alla voce del Maestro che chiedeva loro di prendere il largo e gettare le reti. Sei stremata, scoraggiata dalla tua stanchezza? Fai un ultimo slancio di ubbidienza alla Parola del Signore e vedrai il miracolo. Gesù dice: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi darò riposo” (Matteo 11:28).

La delusione. La delusione è un’aspettativa non soddisfatta che manda in confusione la fede. I discepoli sulla via di Emmaus sono un valido esempio di aspettative infrante. Si allontanavano da Gerusalemme considerando che quel profeta, Gesù, che credevano avrebbe liberato Israele, era ormai morto da tre giorni e con Lui tutte le loro speranze (Luca 24:21). A te che sei delusa, do tre consigli utili:

  • Verifica le tue aspettative alla luce della Parola di Dio. Quei discepoli attendevano un liberatore politico e non avevano prestato attenzione agli annunci di Gesù sulla Sua morte.
  • Le promesse di Dio sono certe, ma non ne conosciamo né i tempi né le modalità dell’adempimento.
  • Non ti allontanare da Gerusalemme… Rimani alla presenza del Signore e, come Asaf, entra nel Santuario di Dio e considera… per evitare che i tuoi piedi inciampino (Salmo 73:1,17).

La smemoratezza. Un altro grande problema, che influisce sullo scoraggiamento, provocato dalle circostanze avverse, è la memoria corta del credente nonostante abbia visto gli innumerevoli interventi di Dio nella propria vita. Davanti alle nuove sfide non fa uso di quelle esperienze gloriose di fede, in cui ha potuto toccare con mano la potenza straordinaria di un Signore misericordioso. Nel Salmo 106, il salmista enumera le tante volte in cui Israele cadde e peccò perché “non ricordarono le Sue benedizioni” (v.16). Poi ancora: “Ben presto dimenticarono le Sue opere” (v.13) e, addirittura, per finire: “Dimenticarono Dio, loro Salvatore, che aveva fatto cose grandi in Egitto” (v.21). Vedi, cara sorella, qui è reso evidente il declino di chi non esercita la memoria spirituale. Si comincia col dimenticare le benedizioni, poi si perde la fiducia nel Signore e si conclude drasticamente col dimenticare Colui che ci ha liberati dal peccato. Riconsidera le esperienze del passato e le vittorie che Dio ti ha dato e usale come garanzia per ogni sfida del presente e del futuro. Fai un elenco delle opere di Dio nella tua vita, ti sentirai incoraggiata a proseguire nella fede.

Il fallimento e la cattiva coscienza. Questi sono tra i motivi principali dello scoraggiamento. Forse ti sei impegnata nei confronti del Signore per un cammino di consacrazione e santificazione; hai fatto delle promesse solenni, ma hai fallito miseramente e ti trascini appresso una coscienza pesante, credendo che non ci sia altro da fare se non gettare la spugna. Questo è quello che accadde a Davide in 1 Samuele capitolo 30 quando, dopo essersi rifugiato presso i Filistei, dovette affrontare le conseguenze del suo peccato con il saccheggio del suo accampamento e il sequestro delle donne e i bambini. Doveva Davide gettare la spugna? No! Davide confessò il suo peccato; si fortificò nel Signore; ricercò la Sua volontà e, agli ordini di Dio, si mise in marcia per sconfiggere il nemico. Questi sono i passi che anche tu, sorella scoraggiata dai tuoi fallimenti, devi fare per ricominciare a camminare speditamente con il Signore.

La durezza della prova. Nessuna di noi è esente dalle prove e dobbiamo ammettere che molto spesso queste ci lasciano tramortite e scoraggiate. Cerchiamo di guardare avanti, ma non vediamo la luce in fondo a quel tunnel. Davide dovette affrontare molte difficoltà e in alcuni momenti manifestò segni di cedimento. Nel Salmo 38, al versetto 7 dice: “Sono sfinito e depresso; ruggisco per il fremito del mio cuore”, ma nonostante si ritenesse triste, curvo, abbattuto, con i fianchi infiammati e nulla di intatto nel suo corpo, non perse mai la fiducia nel Signore, anzi disse: “In Te spero, o Signore; Tu mi risponderai, o Signore, Dio mio!” (v.15). A te che stai affrontando una dura prova ricordo che continuare a guardare al problema non fa altro che ingigantirlo, perciò solleva il tuo sguardo verso l’Unico che può aiutarti a superarlo e a comprenderne lo scopo e le sue lezioni.

Lo sviamento. La superficialità, l’indifferenza e la disubbidienza sono il graduale percorso che conducono allo sviamento, quando poi, ormai completamente coinvolti nel peccato, non si sprofonda in uno scoraggiamento così grave da non trovare la via del ritorno a Dio. Ricordiamo, sicuramente, la triste fine di Saul che, dopo aver peccato, trovò più facile interpellare un’indovina che il Signore. Nel capitolo 28 di 1 Samuele al versetto 15, leggiamo: “Saul rispose: Sono in grande angoscia, poiché i Filistei mi fanno guerra e Dio si è ritirato da me e non mi risponde più…”. Nel parlare di Esaù, che disprezzò la sua primogenitura, l’epistola agli Ebrei dice che “più tardi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto, sebbene la richiedesse con lacrime, perché non ci fu ravvedimento” (Ebrei 12:17). L’unica soluzione per questo tipo di scoraggiamento è tornare a Dio, prima che sia troppo tardi. Non ascoltare la voce del nemico che ti suggerisce che non c’è più possibilità di recuperare il tuo rapporto con Dio, ma sappi che, come il padre del Figliuol Prodigo, il nostro caro Padre Celeste scruta l’orizzonte in attesa del tuo ritorno; per riaccoglierti a braccia aperte; darti una nuova veste e metterti un anello al dito in segno di appartenenza. Certamente ci potrebbero essere altri motivi per lo scoraggiamento che non sono stati contemplati in questo articolo, ma, mentre le cause possono essere tante, la medicina infallibile a nostra disposizione rimane solo una: la cura amorevole impartita dal nostro Signore. Rigetta ogni cura “fai da te”; non dire: “Domani andrà meglio”; “Non ce la farò mai”, oppure “Mi farò aiutare da un esperto”, ma segui l’esempio di Davide che, quando fu “grandemente angosciato”, si “fortificò nel Signore” (1 Samuele 30:6). Fai una “full immersion” nella presenza di Dio e scoprirai come la mano guaritrice del nostro Signore dissiperà ogni nube di scoraggiamento dalla tua vita. Dio ti benedica!

Elisabetta Zucchi

da Risveglio Pentecostale – luglio/agosto 2020