Meditazioni e articoli

PER NON DIMENTICARE

«Quando furono giunti all’aia di Chidon, Uzza stese la mano per reggere l’arca, perché i buoi la facevano inclinare. L’ira del Signore si accese contro Uzza, e il Signore lo colpì per aver steso la mano sull’arca; e là Uzza morì davanti a Dio. Davide si rattristò perché il Signore aveva colpito Uzza con un tale castigo; e quel luogo è stato chiamato Perez-Uzza fino a oggi. Davide in quel giorno, ebbe paura di Dio, e disse: “Come farò a portare a casa mia l’arca di Dio?” Davide non ritirò l’arca presso di sé, nella città di Davide, ma la fece portare in casa di Obed-Edom di Gat. L’arca di Dio rimase tre mesi presso la famiglia di Obed-Edom, in casa di lui; e il Signore benedisse la casa di Obed-Edom e tutto quello che gli apparteneva» (1Cronache 13:9-14).

Questo brano rivela, tra l’altro, l’origine del nome di un luogo, teatro di una tragedia che “rovinò la festa” a Davide che voleva offrire un servizio al Signore. Perez-Uzza, questo è il toponimo, significa letteralmente la breccia di Uzza. Il cronista chiarisce che quel nome era tale anche molto tempo dopo, mentre se ne stava scrivendo. Perché a quel luogo fu dato un tale nome? Per ricordare quello che lì era accaduto, perché non si dimenticasse il fatto. L’origine dell’uso di dare nomi ai luoghi si perde nella notte dei tempi e ancora oggi si intestano piazze, strade ed edifici a personaggi ed eventi che meritano di essere ricordati. Perez-Uzza serviva per ricordare che lì era accaduto un fatto terribile che doveva essere scritto nella storia, cosa che oggi, puntualmente, stiamo facendo. La natura umana è propensa a dimenticare. Dimentichiamo perfino le esperienze che abbiamo fatto con il Signore, gli eventi belli, positivi e, a volte, anche quelli negativi. Invece dovremmo segnarli, mettere loro un nome, per non dimenticare. Si rendeva utile e necessario, passando per Perez-Uzza e pronunciandone il nome, ricordare l’evento della morte di Uzza, cui erano collegati altri avvenimenti che Davide, i sacerdoti e il popolo del Signore non avrebbero mai dovuto dimenticare.

 

L’IMPORTANZA DELL’ARCA

Anzitutto non si doveva dimenticare la realtà straordinaria dell’importanza che l’arca del Signore rivestiva nella vita d’Israele. Quando Davide si propose di andare a riprendere l’arca dovette dire: «Riconduciamo qui da noi l’arca del nostro Dio; poiché non ce ne siamo occupati ai tempi di Saul» (1Cronache 13:3). Erano così stati presi dalle tante vicende che l’arca era stata, in un certo senso, accantonata. Dopo che i Filistei l’avevano restituita era stata trascurata e, tranne che in un infelice frangente in cui Saul aveva maldestramente cercato di avvalersene, non era più stata “utilizzata”. Eppure l’arca rappresentava la presenza di Dio in mezzo al popolo. Dopo la consacrazione del Tabernacolo, la nuvola aveva coperto la tenda di convegno e la gloria del Signore l’aveva riempita scendendo là, proprio dove era deposta l’arca della testimonianza. L’arca era stata punto di riferimento nella traversata del Giordano e nella presa di Gerico. Ci domandiamo: come è possibile dimenticare la presenza del Signore? Come si può vivere la propria vita cristiana senza la presenza e la guida del Signore? Noi abbiamo bisogno della presenza di Dio non solo nella nostra vita, ma nelle nostre chiese. Abbiamo bisogno “dell’arca del Signore”! Quindi tutta la storia di Perez-Uzza, è un’autodenuncia: “Ci siamo dimenticati dell’arca”, disse Davide. Tra i tanti problemi che stiamo sperimentando alcuni sono legati alla difficile congiuntura, altri ai cambiamenti sociali e generazionali, ma forse dovremmo esaminarci per vedere se a volte siamo in difficoltà perché “trascuriamo” la ricerca della presenza del Signore. In questo modo tutto diventa formale, abitudinario, inutile e infruttuoso. Abbiamo bisogno che l’arca del Signore sia al centro nella nostra vita, di quella delle nostre famiglie e delle nostre comunità. Alle volte la nostra attenzione è assorbita da fattori secondari, senz’altro utili e buoni, ma che ci impediscono di concentrarci sulla necessità di vivere intensamente la presenza di Dio! Perché anche nelle prove più dure quando lo Spirito Santo opera, come in Atti 4:31, le mura possano tremare per la presenza del Signore!

 

GLI ERRORI COMMESSI

Davide e il popolo però furono vittime di un altro tipo di dimenticanza. Pur essendo animati dai buoni sentimenti (rimettere al centro l’arca del patto) si dimenticarono di come “ci si comporta” con le cose sacre. Dovremmo ricordare che gli errori, anche se fatti con buoni propositi, non ci risparmiano brutte esperienze e serie conseguenze! Di quali errori parliamo? Su un carro anziché a spalla. Pensarono bene, per il trasferimento dell’arca, di usare un carro, dimenticando che essa non poteva essere trasportata come avevano fatto i Filistei, ma che andava portata a spalla. La soluzione più semplice era fare come avevano fatto i Filistei: è troppo comodo a volte imitare quello che fanno gli altri. L’arca si porta sulle spalle! Si dimenticarono di consultare la Legge e, usando senso comune, pensarono di trasportare l’arca come un mobilio qualsiasi o come un idolo pagano. A volte siamo propensi ad ascoltare chi ci propone un sistema di vita cristiana più facile, meno impegnativo, ma non è così. L’arca si porta sulle spalle, perché così il Signore ha ordinato! Il ruolo dei Leviti. Avevano dimenticato anche che l’arca doveva essere portata dai Leviti. Dal testo sembra che non fu posta molta attenzione su chi fosse incaricato del trasporto. La Legge, invece, prevedeva il trasporto a cura dei Leviti figli di Cheat ai quali Mosè non aveva dato alcun carro, perché avevano l’incarico degli oggetti sacri e dovevano portarli sulle spalle. Forse, presi dall’entusiasmo, Davide e i suoi consiglieri avevano finito per dimenticare questo dettaglio essenziale. Pare che, addirittura, essi non avessero preparato un luogo dedicato per l’arca, come possiamo evincere dal capitolo successivo. Non dovremmo fare errori, ma quando li facciamo cerchiamo di non dimenticarcene troppo facilmente. Ecco perché era necessario imporre un nome a quel luogo: ogni volta che passava per Perez-Uzza, Davide ricordava gli errori che aveva fatto, sperando di non ripeterli più. Quando facciamo degli errori è bene che ce ne ricordiamo senza vergogna, senza minimizzarli ma riconoscendoli e confessandoli. E facciamo in modo che le conseguenze che ne deriveranno e i prezzi che pagheremo diventino dei memoriali per non rifare mai più le stesse scelte.

 

LE CONSEGUENZE DEGLI ERRORI

La festa fu interrotta, Uzza morì e Davide fu preso dalla paura. È lecito domandarsi: che colpa aveva Uzza in tutto quello che accadde? Apparentemente sembra di vedere un innocente che paga un prezzo altissimo. Anche lui, mosso da buoni propositi, quando vede che il carro comincia a traballare, stende la mano per sostenere l’arca ed evitare che cada, ed eccolo lì fulminato. I nostri errori hanno sempre delle ripercussioni, per quanto dure possano sembrare. Anche gli errori dei servitori di Dio portano delle conseguenze. Qui la responsabilità era di Davide, dei sacerdoti che avrebbero dovuto impedire che il trasporto fosse fatto con modalità sbagliate. Invece nessuno prese la parola per invitare alla prudenza e Uzza, purtroppo per lui, pagò in prima persona un prezzo altissimo. In un’altra occasione Davide volle fare un censimento per stimare i numeri e la potenza del suo esercito, dimenticando, anche in quell’occasione, che le sue vittorie non erano legate a “carri e cavalli”, ma agli interventi potenti e straordinari del Signore. Quell’errore causò il giudizio di Dio. Davide dovette accettare le conseguenze delle sue azioni: “Io sono in grande angoscia! Ebbene, che io cada nelle mani del Signore, perché le sue compassioni sono immense; ma che io non cada nelle mani degli uomini!”. Davide sapeva che il Signore è misericordioso, e si affidò “alle Sue mani”. La peste venne in Israele, settantamila Israeliti perirono, ma davanti alla sincera confessione del re, Dio fece cessare il flagello (1Cronache 21:11-14). Ecco il problema con le nostre decisioni non ponderate: anche se prese con le migliori intenzioni ci sarà sempre chi “si farà male!” Uzza morì, settantamila Israeliti morirono. Non dimentichiamo che i nostri errori possono portare conseguenze deleterie a coloro che ci sono più vicini: la nostra famiglia, i nostri figli, i credenti……”Signore, aiutaci a non dimenticare!”

 

L’IMPORTANZA DEL SERVIZIO SECONDO “LE REGOLE STABILITE”

Perez-Uzza doveva soprattutto servire a non dimenticare il giusto modo di servire Dio: non ce ne sono diversi a seconda dei nostri gusti o delle nostre esigenze. C’è un modo che viene approvato dal Signore. Un servizio superficiale come quello di Davide e degli altri non può portare a risultati spiritualmente positivi e duraturi: potrebbe anche cominciare con una festa, ma finirà in tragedia. C’è un solo modo per servire il Signore, ed è quello di cercarLo e servirLo secondo le “Sue” regole. Passato lo spavento, più tardi, Davide mostrò di aver ricevuto e imparato la lezione: “Nessuno deve portare l’arca di Dio tranne i Leviti; perché il Signore ha scelto loro per portare l’arca di Dio, e per essere suoi ministri” (1 Cronache 15:2). Egli infatti disse: “Siccome voi non c’eravate la prima volta, il Signore, il nostro Dio, fece piombare un castigo fra noi, perché non lo cercammo secondo le regole stabilite” (1 Cronache 15:13). Così, questa seconda volta, l’arca fu trasportata come si doveva e la gioia fu grande e duratura. Noi abbiamo la regola per eccellenza: la Parola di Dio! Mettiamola sempre al di sopra di ogni altra cosa; sia essa l’ispirazione di ogni nostra scelta e la base di ogni nostra attività, non solo del nostro servizio cristiano. Serviamo il Signore mettendo la Parola di Dio al primo posto, perché questo è quello che il Signore ci chiede. Quando la Scrittura occupa il primo posto nel cuore del servitore di Dio che la vive e la trasmette alla comunità, egli sta facendo quello che il Signore chiede. Tutte le volte che decidiamo di fare qualcosa insieme, abbiamo bisogno di seguire le regole stabilite altrimenti non riusciremo a fare nulla che Dio possa approvare. Le regole non sono orpelli fastidiosi, ma necessari accorgimenti. Pensate ai protocolli che stiamo attuando nelle nostre comunità in questo periodo di pandemia, quante regole dobbiamo tenere presenti! Per quanto riguarda il ministero occorre tenere in conto le regole stabilite dal Signore perché il nostro servizio cristiano possa essere efficace e di benedizione. Perez-Uzza è un appello a non dimenticare e a mettere al primo posto le regole che il Signore ci ha dato nella Sua benedetta Parola. Perez-Uzza è l’invito a non dimenticare le meravigliose esperienze fatte con il Signore e l’opera che Lui ha fatto per noi: noi siamo il risultato del sangue versato da Gesù e, dunque, della croce di Cristo. Il centro della nostra vita e del nostro ministero è la predicazione della croce. Ogni uomo di Dio dica a si stesso: “Anima mia, benedici il Signore e non dimenticare i tanti Suoi benefici”! E, ogni qualvolta leggeremo di Perez-Uzza, ricordiamoci che ci sono cose importanti che non dobbiamo assolutamente dimenticare perché il nostro ministero possa essere approvato da Colui che ci ha chiamato! Senza scoraggiarci e senza perderci d’animo continuiamo a ricordare!

Gaetano Montante

 

dalla predicazione all’incontro pastorale di zona Italia Nord Est di sabato 7 novembre 2020

Risveglio Pentecostale dicembre 2020