Meditazioni e articoli

Preghiera come strumento di lode e di ringraziamento

“Padre nostro, che sei nei cieli, sia glorificato il tuo nome, la tua volontà sia fatta in terra come è fatta nel cielo” (Matteo 6: 9-10).

Due sono i motivi che dobbiamo tener presenti per una valida ed efficace preghiera di lode e di ringraziamento:

  1. Dio è l’Onnipotente, l’Ammirabile, Colui che ci ha redenti dal peccato, che desidera essere lodato e a cui dobbiamo essere grati (cfr. Apocalisse 15:3-5). Gli Angeli Lo lodano del continuo (Isaia 6:1-5);
  2. per Cristo e per la Sua intercessione divina, siamo introdotti alla presenza del Padre ed abbiamo in Lui ottenuto l’eredità promessa (cfr. Efesini.2:1-10).

Noi conosciamo la Sua volontà nella misura in cui la Sua Parola agisce nella nostra vita e ci trasforma. Dio si rivela in noi in Cristo. Ora poiché chiedo: “La tua volontà sia fatta” questo non vuol dire: la mia volontà sia fatta. Spesso vorremmo che la volontà di Dio sia fatta, ma a modo nostro!

L’esempio di Israele ci insegna che quando quel popolo nel deserto disse: “Noi faremo tutto ciò che il Signore ci comanderà” in realtà agì diversamente da come aveva promesso. Evidentemente quando fece questa promessa pensava che la legge di Dio fosse più compiacente nel suoi confronti, meno dura e severa. Il vitello d’oro evidenziava le loro passioni e i loro desideri, la volontà di uniformarsi alle altre nazioni, la volontà di essere liberi di scegliersi un “dio” non troppo esigente, un “dio” cui poter dire: “La tua volontà sia come la nostra, e a queste condizioni noi ti ubbidiremo!”. Noi siamo limitati ed assolutamente incapaci di realizzare il progetto divino, senza la guida e la forza che ci viene dallo Spirito Santo. Dobbiamo però rinunciare a noi stessi. Questo è il senso delle parole: “Sia fatta la tua volontà”.

Vi sono due condizioni: innanzitutto siamo incapaci con le nostre forze di guardare verso il cielo e di poter dire: “Venga il Tuo Regno”; poi siamo incapaci di esaminare le miserie di cui siamo circondati, e di dire: “La Tua volontà sia fatta in terra”; infine non possediamo sufficienti termini di raffronto per poter dire: “Come è fatta nel cielo”. Se siamo incapaci di guardare al cielo, saremo anche incapaci di esaminare le miserie che ci circondano, perché dimostriamo che quelle stesse miserie le abbiamo ancora dentro di noi; e se non conosciamo il vero significato del peccato e delle sue conseguenze, non potremo avere alcun termine di raffronto per poter dire: “come”.

Ma il modello di preghiera che Gesù ha trasmesso parte dal fatto che soltanto un credente rigenerato può elevare una simile preghiera, perché all’inizio sta scritto: “Sia glorificato il tuo nome”.

Fatte queste dovute premesse, entriamo nell’argomento e consideriamo cinque elementi: santificare il Signore; entrare nell’intimità della preghiera; essere intercessori; poter guardare oltre i propri limiti naturali; desiderare che venga il Regno del Signore.

  1. “Sia santificato il tuo Nome”. Colui che nasce grida perché si ritrova in uno spazio in cui non era mai stato prima, dato che era stato protetto nel grembo materno. Il primo grido del credente salvato e nato di nuovo è invece un grido di gioia, perché ha scoperto un’altra dimensione che non conosceva e che non immaginava di scoprire, abituato a un mondo che lo opprimeva e lo stringeva offrendo falsi stimoli di libertà e speranza. Ma questo grido non si scioglie in pianto di sgomento, non palesa una situazione di disagio, non è irrazionale, piuttosto è un grido spontaneo di lode e di ringraziamento. Il credente potrà finalmente dire: “Sia santificato il tuo Nome”. E questo grido di esultanza echeggia nelle profondità dell’anima, entra nei meandri di un cuore lavato con il Sangue di Cristo, esce dalle labbra purificate dai carboni ardenti dello Spirito Santo, si diffonde tutto intorno per essere ascoltato da un mondo turbinoso, in una terra arida di miseria e di peccato, per salire attraverso i turiboli d’oro degli angeli del cielo, fino al gran Trono di Dio.
    Questo grido spontaneo è forte di una dimensione divina, perché proviene da Dio, ma poi ricade sotto forma di benedizione sul credente, come la pioggia che nasce dagli oceani, sale fino al cielo e poi ricade per dissetare la terra assetata. Possiamo dire: “Sia santificato il tuo Nome”, perché quel Nome ci è stato dato per grazia, come guida, come aiuto, come Intercessore e Salvatore.
    In quel Nome abbiamo scoperto la potenza che supera ogni nostra debolezza, l’amore che oltrepassa ogni conoscenza, la grazia che scioglie le catene di ogni schiavitù e che ci libera dal peccato; la misericordia che ci giustifica, la luce che distrugge le tenebre e la cecità dell’anima. Quel Nome ci ha indicato la Via che porta al cielo, ci ha fatto conoscere quali erano le nostre iniquità e come un unguento soave, ci ha sanati mentre eravamo sulla strada che porta a Gerico! Il buon Samaritano ci ha posto sulla Sua cavalcatura ridandoci la gioia di vivere! Sì, quel Nome deve essere da noi santificato! Quel Nome che ha ridato la vista ai ciechi, che ha guarito gli infermi, che ha scacciato gli spiriti malvagi da coloro che ne erano impossessati, quel Nome deve essere innalzato!
    Possiamo anche noi pregare così: “Sia santificato il tuo Nome”
  2. Entriamo nella intimità della preghiera. L’espressione: “Padre nostro che sei nei cieli” ci parla di intimità, di familiarità. Siamo stati tratti da una casa di schiavitù, come lo furono gli Israeliti, ma per essere trasportati in un’altra casa, in una famiglia di cui Dio è il nostro Padre celeste. Israele non poteva chiamare Dio suo Padre, ma lo chiamava l’Eterno. Ma per noi l’Eterno è nostro Padre, perché in Cristo ci ha riscattati; è nostro Padre perché, sebbene ciascuno di noi sia un’individualità, tuttavia dobbiamo sentirci membri di una più vasta famiglia, quella della Chiesa, e membri del corpo mistico di Cristo.
    Attenti a non lacerare quel Corpo, già provato e dilaniato in quel lontano giorno dagli scherani e dalla accozzaglia di popolo che Lo insultava, e a non crocifiggerLo nuovamente; attenti a non oltraggiare quella Sposa per cui Cristo è morto, sprezzando la sua bellezza e la sua castità con impudiche dispute ed inutili controversie; attenti a non calpestare quel Sangue sparso sulla croce, lasciando “la strada diritta” e “seguendo la via di Balaam, figlio di Beor, che amò un salario di iniquità” (Pietro 2:15) o come la scrofa che lavata, ritorna a “rotolarsi nel fango” (2Pietro 2:22). Attenti infine a non rinnegare Colui che ci ha adottati come figli, a non buttare quell’anello d’oro che il Padre, passando sopra alla nostra infedeltà e la nostra perfidia, ci ha messo al dito come segno di amore e di perdono. Stiamoci attenti!
    È per me un grande onore ed un grande privilegio pregare così: “Padre nostro”.
  3. Che cosa significa essere intercessori. Non è già Cristo l’unico intercessore, l’unico mediatore tra noi e il Padre? E poi dove troviamo scritto in questa meravigliosa preghiera che dobbiamo anche noi intercedere per gli altri? Anche se in tutta la Bibbia non ci fosse mai chiesto di pregare per il mondo e per i nostri fratelli, mi basterebbe per condurmi ai piedi di Cristo e bussare alla porta del cielo questo unico versetto. Allora mi chiudo nella mia cameretta segreta, dopo che il mio sguardo si è posato sulle miserie che mi circondano da ogni parte, e con l’anima in travaglio e nell’ansia di vedere un mondo in cui possa regnare l’amore e la speranza, prego: “la Tua volontà sia fatta in terra”, ma a cominciare da me. Perché anch’io sono stato tratto da una terra di miseria e di peccato, perché anch’io ero nel fango e senz’accorgermi trovavo in esso momenti di delizia che poi si dissolvevano in interminabili ore di pessimismo e di angoscia. Ma quei momenti erano per me come una fuga da una realtà che mi avvinghiava come in una morsa crudele, crudele perché il peccato non ha pietà di alcuno, e la bocca dell’inferno è sempre aperta, spalancata per chiunque. E la terra, da cui fui formato, era per me come un laccio di inganni, ma ora in Cristo sono una nuova creatura e quella carne, che è la carne del peccato, ora è stata sottoposta a Colui che ha vinto per me.
    Per questa ragione io prego: “La tua volontà sia fatta in terra”.
  4. Posso anche guardare oltre i miei limiti naturali e aggiungere: “Come è fatta nel cielo”. Ho guardato in alto leggendo e meditando la Parola di Dio ed ho visto Cristo con gli occhi della fede risuscitato e alla destra del Padre, e i santi nel cielo con le vesti candide, santificare il Signore dicendo: “Santo, Santo, Santo”. Ho visto, attraverso la lettura della Parola di Dio e con l’occhio della fede, quelle strade d’oro e la porta della Santa Città; ho considerato le sue dodici porte incastonate di pietre preziose, lo splendore della nuova Gerusalemme simile a quello di una pietra preziosissima, come una pietra di diaspro cristallino, ma non c’era alcun tempio perché il Signore l’Onnipotente e l’Agnello sono il vero Tempio. Tutte queste cose le ho viste, meditando la Parola di Dio, e con l’occhio della fede, ed un giorno le vedrò a faccia a faccia; le ho viste come attraverso uno specchio, ma in quel giorno i veli del mistero saranno rimossi e delle scaglie cadranno dai miei occhi e allora ascolterò le dolci melodie degli angeli e vedrò il mio Signore sul Trono Bianco.
    Per questa ragione io prego: “Come è fatta in cielo”.
  5. Quante volte le molte contraddizioni della vita mi inducono a dire: “Venga il Tuo Regno!” Questo perché i miei occhi hanno anche visto le ingiustizie degli uomini, hanno visto la stupidità umana crearsi tutto attorno soltanto terra bruciata per assicurarsi miserevoli dosi di potere e di preminenza, e vivere come iene, come belve per depredare gli avanzi di una lussuria svincolata da qualsiasi freno morale, superando qualsiasi barriera etica. Ho visto corpi venduti sulle bancarelle del sesso. Ormai la religione dell’antico vitello d’oro si è ripresentata e le nuove generazioni stanno facendo festa onorando quell’immagine che non impone più alcun vincolo. Questo perché i miei occhi hanno visto bambini scheletriti, senza più un sorriso, senza più una lacrima, nel giorno in cui l’uomo spietato li strappava dalle braccia materne e corpi inceneriti appestavano l’aria come per una lugubre inumazione. Ho creduto in Cristo e voglio fare mia questa preghiera, perché aspetto con ansia quel glorioso giorno in cui Cristo rapirà la Sua Sposa.
    Per questa ragione io prego così: “Venga il Tuo Regno”.