Meditazioni e articoli

quello che siamo

Non sempre quello che si vede di noi corrisponde a quello che siamo

Ecclesiaste 10:7

 

La Versione Nuova Riveduta riporta: Ho visto degli schiavi a cavallo e dei principi camminare a piedi come gli schiavi. La Versione Diodati riporta: Io ho veduti i servi a cavallo, ed i ricchi camminare a piè come servi.
Il tema prende spunto da un’osservazione di Salomone che vi ho proposto nella traduzione di Diodati e in quella della Nuova Riveduta. La Versione di Diodati generalizza il fenomeno, mentre la Nuova Riveduta lo parzializza. Vorrei fondere insieme le due traduzioni in questo modo: Ho visto gli schiavi a cavallo e i principi camminare a piedi come gli schiavi. I soggetti sono schiavi e principi e non servi e ricchi, poiché un servo non è sempre uno schiavo ed un ricco non necessariamente è un principe. Parleremo di schiavi, ma il nostro intento è di parlare di principi, visto che la Parola di Dio parla del Corpo dei credenti come di reale sacerdozio (I Pietro 2:9), come di figliuoli di Dio e quindi di fratelli di Gesù Cristo (I Giovanni 3:1). È vero che possiamo non essere tutti salvati, ma vorremmo chiarire ai non salvati che cosa significhi realmente essere dei figliuoli di Dio ed ai salvati proporre una presa di coscienza rispetto a quello che ci è stato donato da Cristo (I Re 19:20).

Osservati (Ho visto …)
Salomone ci mostra che quello che siamo si vede e non passa inosservato. Quello che siamo e non certo quello che mostriamo. Molti velano se stessi di un’apparenza che inganna i distratti, quasi si stesse recitando il ruolo di una commedia; noi invece siamo la sommatoria di tante cose che può dare come risultato uno schiavo oppure un principe. Uno può avere la possibilità di usare i mezzi che tanti non possiedono, di coprirsi di cose di cui altri non possono coprirsi, ma non può mai mutare quello che è: schiavo o principe. Si può riuscire a ingannare la vista di tutti, ma due persone non inganneremo mai: noi stessi e Dio che ci vede dal cielo.

A cavallo o a piedi
Uno degli inganni, di cui gli schiavi cadono vittime, è credere che l’essere dipenda dai mezzi, dalle possibilità. Se la via fosse quella dei mezzi, delle possibilità umane, allora Gesù avrebbe sbagliato tutto, ma uno sbaglio che continua a fare del bene, dopo più di due millenni dovrebbe indurre qualsiasi persona di buon senso a porsi almeno delle domande. Infatti, tutta la vita di Gesù è stata la vita di uno che camminava a piedi: un principe, ma senza il cavallo. Anche quando entrò trionfalmente a Gerusalemme, Gesù entrò in groppa ad un puledro d’asino (Giovanni 12:14-15). Molti pensano che il modello Gesù Cristo sia un modello improponibile, ma l’uomo perfetto è Lui solamente: il primogenito di ogni creatura (Colossesi 1:15), l’uomo dalla statura a cui dobbiamo tendere (Efesini 4:13).
Quelli che pensano al cavallo (come mezzo o simbolo) come fosse una sorte di patente regale, non riflettono che allora la regalità è nel cavallo e non abita in loro. Di contro, quelli che, nonostante la mancanza dei mezzi, continuano ad essere principi, palesano un evidente stato di regalità insito nella propria persona: sei tu che sei principe e non è il cavallo a farti diventare principe!

Schiavi e principi
La Parola di Dio, evidentemente, divide tutta l’umanità in due sole categorie di individui, che qui vengono distinti come schiavi e principi, anche se, nelle apparenze della vita terrena, molte volte gli schiavi si presentano con gli abiti dei principi e i principi con quelli degli schiavi. Non è certamente l’abito che fa il monaco, anche se tanti ne sono convinti: “Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?” (Matteo 6:25). Poi disse ai suoi discepoli: “Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra di quel che mangerete; né per il corpo di che vi vestirete” (Luca 12:22). Penso a quelli che trattano i loro amici da perdenti soltanto perché non vestono griffati, i loro genitori non hanno il conto in banca o non possono permettersi la settimana bianca o quella certa automobile. Ecco questi sono quelli che la Parola di Dio definisce schiavi a cavallo. Sono da invidiare secondo il pensiero umano, secondo i gossip e l’immaginario collettivo, ma sono dei peccatori perduti che hanno bisogno di convertirsi e scoprire che essere figliuoli di Dio significa essere principi di Dio.
La Nuova Riveduta dice una cosa a proposito di quelli che sono stati salvati dal Signore Gesù Cristo: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù” (Filippesi 2:5). E questo deve essere il distintivo del cristiano: “Abbiate fra voi un medesimo sentimento; non abbiate l’animo alle cose alte, ma lasciatevi attirare dalle umili. Non vi stimate savi da voi stessi” (Romani 12:16). Dove savi potrebbe significare che è saggio ricordare che siamo in mostra e … coloro che ci vedono ci giudicano. È la nostra testimonianza che deve parlare per noi, il sentimento che è in noi! Questo dice, anche a quelli che si lasciano mortificare dalla loro condizione umana e dalle proprie frustrazioni, che lo stato di principe non dipende dal di fuori ma dal di dentro della coppa. E il Signore gli disse: “Voi altri Farisei nettate il di fuori della coppa e del piatto, ma l’interno vostro è pieno di rapina e di malvagità” (Luca 11:39). È il di dentro nostro che deve essere pulito, visto che quella coppa siamo noi!
In conclusione, se ti senti mortificato dalla tua condizione umana, se ti lasci avvilire da ciò che puoi e non puoi (perché quello che puoi non ti solleva a livello degli altri), allora hai bisogno di convertirti a Gesù e imparare dalla Parola di Dio: “Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno” (Romani 12:3). “Diletti, ora siamo figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è” (I Giovanni 3:2). Non è ancora reso manifesto, ma noi già siamo principi di Dio!

Raffaele Frezza

Risveglio Pentecostale – gennaio 2021