Meditazioni e articoli

QUELLO SGUARDO D’AMORE

“E il Signore, voltatosi, guardò Pietro…” (Luca 22:61)

Chi ci ha creati è un grande comunicatore. Dio non ci ha “progettati” in modo da poter parlare solo con la bocca, ma ci ha resi capaci di comunicare con l’intero nostro volto, con le mani, le braccia e, in qualche modo tutto il corpo. Noi italiani, poi, siamo maestri nella gestualità. Le espressioni del volto sono state nobilitate con la nomenclatura di “espressioni para-verbali”. Ad esempio, una fronte corrucciata che incupisce tutto il viso, fa abbassare le sopracciglia, spegnere gli occhi e stringere le labbra è una chiara rappresentazione di disappunto. Mentre nel dimostrare gioia tutto il volto si illumina a giorno. Ad alcuni compaiono persino le fossettine sulle guance…

Ma veniamo al nostro testo di Luca 22:54-62 nel quale leggiamo la storia di Pietro che per tre volte rinnega di conoscere Gesù. Quante cose in uno sguardo! Mentre approfondiamo questi aspetti occorre ricordare che noi non siamo poi così lontani da Pietro, sebbene non necessariamente in situazioni identiche alla sua. Forse ci balzeranno alla memoria le parole di Paolo apostolo che non si vergogna dell’Evangelo ed esorta Timoteo a fare altrettanto…

Ognuno di noi conosce la propria condizione… In questa storia vediamo due sguardi.

Una donna incrocia lo sguardo con quello di Pietro. Si tratta di una serva, portinaia della casa del sommo sacerdote, dove Gesù era stato trascinato, seduta con gli altri nel cortile intorno al fuoco. È notte fonda, una lunga e triste notte. Questa donna vede Pietro, lo guarda fisso (v. 56), in quel modo che, come si suol dire, penetra con lo sguardo la mente dell’altro… Uno sguardo fisso che aggiunge sicurezza alle sue parole mentre lo accusa di essere un discepolo di Gesù in incognito. Uno sguardo e parole che obbligano Pietro a rispondere, negando con altrettanta sicurezza, sapendo di mentire. Così giudicherà se stesso…

Ma c’è anche lo sguardo di Gesù. La prima volta che Gesù incontra Pietro e quando suo fratello Andrea lo porta da Lui (Giovanni 1:42), che lo guarda e gli dice: “Tu sei Simone (nome ebraico), il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa (in aramaico significa “frammento di roccia”) che si traduce “Pietro” (dal greco significa “pietra”). Sul perché Gesù lo chiami così ci sarebbe molto da dire… Limitiamoci a considerare che anche “un frammento” è importante per Gesù…

La seconda volta che Gesù guarda in un modo speciale Pietro e qui, in occasione del suo rinnegamento: “E il Signore, voltatosi, guardò Pietro…”. Quante cose in questo sguardo! Vediamole.

Dietro questo sguardo c’è “il Signore”. C’è una distinzione netta del Suo ruolo, ma anche un messaggio forte, ovvero che per Pietro non è più il tempo di manifestare troppa confidenza. Non si tratta di una delle tante occasioni nelle quali l’apostolo si è messo sullo stesso piano di Gesù, fino a permettersi di rimproverarLo (Marco 8:32). No, chi è rinnegato è il Signore! Quanto a noi, che viviamo in un tempo di acuta involuzione del senso del rispetto, siamo esortati a considerare che, prima di essere amico, Gesù è il Cristo, il Signore. Se ci vergogniamo di Lui, ci vergognamo del Signore! Quindi, avviciniamoci a Lui con sacro timor di Dio!

Uno sguardo a distanza. La notte sta per finire. Il gallo che canta fa girare Gesù. Non si volta a caso, sa dove si trova Pietro e trova subito il suo sguardo. È il Signore che non abbandona mai i Suoi. Neppure in quel momento, quando era Lui ad avere bisogno, figuriamoci… E a distanza ancora oggi è richiamato da noi che ha comprato col Suo sacrificio, e “aggancia” il Suo sguardo col nostro!

Uno sguardo senza parole. Nel guardare Pietro, Gesù non dice una parola. Nel Suo sguardo c’è un silenzio vuoto di riprensione e pieno di compassione. Il silenzio di Gesù fa parlare la mente in noi stessi. Ci fa ricordare la nostra condizione. E la Sua silenziosa compassione smuove pentimento e ravvedimento. Pietro “pianse amaramente”…

Uno sguardo di grande intesa. Solo due persone che hanno una grande intesa si possono capire con uno sguardo, al volo. L’intesa si sviluppa nel tempo, stando insieme, frequentandosi, dialogando, stimandosi. Forse è troppo semplice, ma domandiamoci: c’è intesa tra me e Gesù?

Uno sguardo d’amore. Gesù non dice a Pietro: “Io tra poco morirò sulla croce, pagherò per tutti, ma non pagherò per te, perché l’hai fatta davvero troppo grossa…”. No, il Suo è lo sguardo di chi non è venuto per giudicare o condannare; è lo sguardo del Figlio di Dio che il Padre ha mandato nel mondo non per giudicarlo (il peccato si giudica da sé) ma “…ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:17). È il Signore che offre una nuova opportunità in un perfetto equilibrio tra giudizio e amore!

Uno sguardo d’amore anche per “i giusti”. Nello sguardo d’amore di Gesù c’è chi ha sbagliato clamorosamente e chi ha rispettato tutti i comandamenti come il giovane ricco di Marco 10:20,21, ma sbaglia egualmente perché si valuta giusto da se stesso. È scritto che “Gesù, guardatolo, l’amò e gli disse: una cosa ti manca!” A quel giovane mancava l’amore… e se ne andò dolente. C’è materia per riflettere!

Infine, nello sguardo d’amore di Gesù c’è posto per Pietro, per te e per me. Questo dipende soltanto dalla Grazia di Cristo e dal Suo infinito Amore! Lo sappiamo. Sappiamo anche come finirà la storia di Pietro (che è anche la nostra storia). Gesù non lo lascerà in quella schiacciante condizione di condanna e smarrimento troppo a lungo, ma gli concederà tempo per riflettere. Fino a quando con quello sguardo d’amore lo riabiliterà domandando (allora a Pietro e oggi a noi): “Mi ami più di questi?”…

Elio Varricchione

da Risveglio Pentecostale marzo 2020 – l’intero numero è disponibile su:

Risveglio Pentecostale – Marzo 2020 (pdf)