Meditazioni e articoli

Rispa

Il testo di seconda Samuele 21 ci dice che fu riferito al Re Davide quello che Rispa, figlia di Aia e concubina di Saul, aveva fatto.

Ecco che cosa aveva fatto: “Rispa, figlia di Aia, prese un cilicio, lo stese sulla roccia e stette là dal principio della mietitura fino a che l’acqua non cadde dal cielo sui cadaveri; lei impedì agli uccelli del cielo di posarsi su di essi di giorno e alle bestie selvatiche di avvicinarsi di notte” (2Sam.21:10-11).

Lo scopo della missione di Rispa era quello di impedire a qualunque costo che quel sacrificio fosse reso vano, e quindi doveva proteggere coloro che, benchè innocenti, si erano fatti mettere a morte per pagare con il loro sangue il prezzo di riscatto della salvezza di Israele.

Per fare questo lei doveva vigilare di giorno per impedire agli uccelli, forse avvoltoi, di posarsi su quei corpi, sfigurarli e renderli irriconoscibili; e di notte fare in modo che le bestie, forse sciacalli, non si avvicinassero ai morti e sbranassero i loro corpi.

A questo scopo Rispa decise di abbandonare le comodità della sua reggia e vivere ai piedi di quel sacrificio, dove c’era una roccia sulla quale stese un cilicio per trascorrervi le lunghe ore della notte, alternando brevi dormite a lunghi momenti di vigilanza.

“Stette là dal principio della mietitura fino a che l’acqua non cadde dal cielo..”. Giorni e notti rimase fedele alla sua missione per testimoniare a tutti il motivo della morte di quegli innocenti.

Anche noi siamo chiamati a proteggere l’opera che Cristo ha compiuto sulla croce.

Anche noi credenti siamo chiamati a vivere ai piedi della croce dove siamo nati spiritualmente.

La croce ci parla di Cristo, che ha dato la Sua vita, Egli santo e giusto per noi peccatori e perduti.

La roccia del Golgota è la nostra casa spirituale. Là i nostri peccati sono stati perdonati, là siamo nati di nuovo, là vogliamo continuare a vivere e svolgere la nostra missione che consiste nel raccontare a tutti che Gesù è morto e risuscitato per darci una speranza.

Rispa proteggeva amorevolmente quei cadaveri, noi siamo chiamati a proteggere l’opera di Colui che è risorto dai morti e siede alla destra del Padre.

Abbiamo l’obbligo morale di gridare contro gli avvoltoi e gli sciacalli che un po’ alla volta, un pezzettino dopo l’altro, vorrebbero sfigurare il Vangelo di Cristo Gesù il Figlio di Dio!

Siamo chiamati anche noi a vivere sul cilicio.

Il cilicio ci parla di afflizione, di cordoglio, di sofferenza.

“Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti” (Filip.3:9-11). Paolo afferma che desidera ardentemente avere comunione con le sofferenze di Cristo.

Anche noi, come Rispa, dobbiamo affrontare volontariamente l’altissimo prezzo della fedeltà al nostro Salvatore e al Suo Vangelo.

Ci sottoporremo con determinazione ad ogni tipo di sofferenza, di isolamento, di perdita di amici.

Il testo dice che “fu riferito a Davide quello che Rispa aveva fatto” e Davide la onorò!

Fratello, sorella, se oggi non alzi la tua voce contro gli “uccelli” del cielo e gli “animali” che vorrebbero sfigurare il sacrificio di Cristo e renderlo vano mediante metodi e programmi umani, sarai ritenuto infedele.

L’Apostolo Paolo afferma solennemente: “Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con sapienza di parola, perché la croce di Cristo non fosse resa vana” (1Cor.1.17). Perciò, con l’aiuto di Dio, compiamo con gioia l’incarico affidatoci al fine di essere ritrovati fedeli al momento del ritorno del Signore per poter udire le Sue dolci parole di invito ad entrare nella gioia della Sua presenza: «Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”» (Mat.25:21).