Meditazioni e articoli

Un fuoco che arde

“Se dico: Io non lo menzionerò più, non parlerò più nel suo nome, c’è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzo di contenerlo, ma non posso” Geremia 20:9

Il senso pieno e profondo di questa espressione è riconducibile al terribile momento storico che il popolo d’Israele viveva e in cui quest’uomo, il profeta di Dio, fu chiamato per servire Dio e quel popolo dal “collo duro”.

L’affaticamento e la sofferenza segnano la vita del servo e la mancata comprensione delle circostanze avverse traccia un segno percorribile nell’intero libro.

È proprio in uno di questi momenti che Geremia pronuncia questa frase: “Se dico: Io non lo menzionerò più, non parlerò più nel suo nome…” riferendosi a Dio e al servizio che fu incaricato di svolgere. Certamente sarebbe stato un tentativo inutile: non avrebbe avuto la forza di rinnegare quella vocazione perché il suo cuore non gli avrebbe permesso di voltare le spalle alle parole che gli aveva rivolto il Signore: “Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni” (Ger.1:4-5). La consapevolezza della chiamata al servizio era indiscussa.

Nel suo lamento Geremia dirà: “Tu mi hai persuaso, Signore, e io mi sono lasciato persuadere, tu mi hai fatto forza e mi hai vinto…” (v.7a). Per questo sarebbe stato impossibile che qualcuno mettesse un bavaglio attorno alla sua bocca.

La chiamata che il Signore ci rivolge è qualcosa di chiaro e definito, non sarà mai qualcosa di astratto.

Sentirsi chiamati dal Signore non significa per forza ottenere un determinato incarico nella propria comunità e nemmeno mostrare agli altri che anche noi stiamo facendo qualcosa per il Signore.

La Parola di Dio insegna che “la chiamata al servizio” è ciò che sentiamo e che il Signore vuole che noi facciamo. Tradotto in altri termini significa sentirne il peso, e in quanto a questo lo dobbiamo fare: è il Signore che ce lo chiede.

Di conseguenza ognuno è chiamato a ben considerare se il servizio che sta svolgendo è la chiamata di Dio per la propria vita oppure se sta portando un fardello mentre, invece, vorrebbe sfruttare quel tempo per momenti di svago e di divertimento.

Non lo fare perché te lo ha chiesto il pastore o perché è la posizione posizione prospettata è di rilievo, fallo perché è il Signore che ti sta chiamando.

Potrebbe succedere che in alcune situazioni decidiamo di “non parlare più nel Suo nome” vale a dire che stiamo per rinunciare all’alto compito rivoltoci.

Tanti sono i motivi che spesso ci lasciano desistere, che ci inducono a lasciare, ma poi “c’è nel mio cuore come un fuoco ardente”. Tutto quello che il profeta sta provando in quel momento non può che paragonarlo ad un fuoco che brucia, è vivo! Di conseguenza sta producendo una luce, un calore, sta sprigionando una forza che impedisce di soffocare nella rinuncia, è la compassione verso il Suo popolo. Un termine che letteralmente significa “patire insieme”, che non è solo la comprensione della condizione del disagio e di necessità, ma anche disponibilità ad intervenire.

Questo è un sentimento che “mi sforzo di contenerlo ma non posso”, non può essere chiuso. La compassione riuscirà a dare valore al sacrificio che saremo disposti a fare.

La compassione ricompenserà ogni scelta di rinuncia che saremo chiamati a fare.

La compassione riempirà il nostro cuore ogni qualvolta vedremo un’anima conquistata al Salvatore e potremo cosi esclamare: “È valsa la pena fare ardere il fuoco nel cuore!”

Non lasciamo spegnere questo fuoco ardente, quanto grande sarà per Dio tanto grande lo sarà per tutti coloro che hanno bisogno di essere conquistati a Cristo.

Se il Signore ti ha donato questo incarico, “la chiamata al servizio”, non sederti sopra: quando pensi che qualcuno ti stia rubando il tuo tempo sei come quel servo descritto in Matteo 25:18 che sta andando a seppellire il suo talento.

Quando ti soffermi a pensare a te stesso e a ciò che vorresti per te, prima di fare qualunque tipo di scelta pensa a quello che fece Gesù: “Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” (Matteo 9:36).

Sappi che ogni persona presente in un’aula di scuola domenicale, a scuola, sul posto di lavoro o semplicemente in strada, ci sta aspettando, perché possiamo offrirle una nuova opportunità tanto importante di poter incontrare Gesù Cristo, il Salvatore.

Vincenzo Calabrese

 

Da Risveglio Pentecostale aprile 2019