Meditazioni e articoli

una Parola costruttiva

“Se uno pensa di essere religioso e non tiene a freno la sua lingua, la religione di quel tale è vana” (Giacomo 1:26).

“La lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità… ma la lingua nessun uomo la può domare; è un male continuo, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio” (Giacomo 3).

Una cosa abituale per gran parte del genere umano è quella di esprimere giudizi negativi e critiche sugli altri, quella di gettare fango sui propri simili. Spesso non ci rendiamo conto delle pesanti conseguenze che prima il nostro pensiero e atteggiamento negativo e poi le nostre parole possono avere prima su noi stessi e poi sul nostro prossimo.

Conosciamo il vecchio adagio: “Ne uccide più la lingua che la spada”. Ecco l’importanza sostanziale della parola in ogni campo della vita relazionale dell’umanità. Le relazioni interpersonali non sono cosa facile, sono invece un campo molto impegnativo da coltivare.

C’è chi possiede una simpatia innata che facilita molto le amicizie ed un buon modo di rapportarsi con gli altri. Tanti, al contrario, hanno un temperamento più chiuso e riservato. Qualcuno ha detto che il nostro carattere è il nostro “destino”.

Il modo in cui ci relazioniamo condiziona tanto fin dall’infanzia la nostra vita, definendo positivamente o pesantemente il nostro futuro.

C’è un parlare che edifica e un parlare che demolisce. “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca, ma se ne avete qualcuna buona, CHE EDIFICHI, secondo il bisogno ditela, affinché conferisca grazia a chi l’ascolta (Efesini 4:29)

Quando parliamo di varie questioni a chicchessia dobbiamo stare molto attenti a ciò che diciamo. Impariamo ad ingoiare tante parole inutili o dannose, prima che esse escano dalla nostra bocca. “Ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira” (Giacomo 1:19).

Impariamo a conoscere il pregio del silenzio. Impariamo l’arte del non dire le cose: “Le parole migliori sono quelle che non si dicono”. “O Signore, poni una guardia davanti alla mia bocca, sorveglia l’uscio delle mie labbra” (Salmo 141:3).

Dovremmo ritenere più giusto e costruttivo tacere su questioni delicate, parlandone solo con persone più che fidate.

Non dimentichiamo anche un altro detto: “Colui che con te parla male degli altri, con gli altri parla male di te”.

Le varie negatività che possiamo esprimere inquinano l’ambiente, l’ecosistema affettivo-morale in cui viviamo. Quanto facilmente siamo condizionati a pensare male di qualcuno quando ascoltiamo discorsi torbidi, racconti di episodi sgradevoli, anche se veri, accaduti a chiunque. Ciò guasta la stima e l’opinione che abbiamo dei nostri simili.

Quanto bisogno abbiamo invece di essere edificati! Tutti possiamo sbagliare! Cerchiamo di essere seduti meno possibile sullo scranno del giudice soprattutto quando si tratta dei nostri fratelli. Quello è il posto riservato a Dio!

C’è chi ritiene anche di poter parlare con leggerezza contro appartenenti a qualche specifica categoria della società e non si adopera affinché qualsiasi genere di persona ascolti la Buona Parola per eccellenza, l’Evangelo, la Buona Notizia dell’amore di Dio per tutta l’umanità.

Ci sono poi i “bastian contrari”, che per indole ed abitudine contraddicono spesso gli altri su tutto. È un modo di rapportarsi che forse conferisce potere, ma è alla fine tanto apprezzabile?

Che dire poi di coloro che fanno del prossimo oggetto di derisione? Andiamo a leggere nella Scrittura ciò che Dio dice dei beffardi! Nel libro dei Proverbi ci sono tanti versi a proposito di loro. Leggiamo tra gli altri: “Se sei beffardo tu solo ne porterai la pena” (Proverbi 9:12); “Il beffardo non ascolta rimproveri” (13:1); “Il beffardo cerca la saggezza e non la trova” (14:16); “Il beffardo non ama che altri lo riprenda” (15:12); “Il nome del superbo insolente è: beffardo” (21:24); “Caccia via il beffardo e se ne andranno le contese” (22:10); “Il beffardo è l’abominio degli uomini” (24:9); “I beffardi soffiano sul fuoco delle discordie” (29:8).

E ancora in Isaia 29:20 leggiamo: “Il beffardo non sarà più”.

“La maldicenza disunisce gli amici migliori” (Proverbi 16:28). Essa può generare tante fratture nei rapporti interpersonali che impediscono il pari consentimento inteso come unità di pensiero, emozioni ed intenti davanti a Dio.

Gesù disse: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamato amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio” (Giovanni 15:12-15).

Se Gesù ci considera Suoi amici, quanto più dobbiamo esserlo tra noi fratelli e sorelle in Lui.

“Se due di voi sulla terra si accordano nel domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli” (Matteo 18:19).

In 1 Pietro 3:7 leggiamo: “Anche voi mariti vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna come a un vaso più delicato. Onoratele, perché anche esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siamo impedite”. Il rapporto di rispetto, amicizia e stima tra coniugi alla fine è pari consentimento, unità, comunione. Questa condizione porta all’esaudimento delle preghiere.

Nel capitolo 3 del libro degli Atti è narrato l’episodio della guarigione dello zoppo e delle conseguenti minacce dei sacerdoti giudei rivolte agli apostoli.

Essi, tornati dai fratelli, riferirono loro l’accaduto. Tutti allora alzarono di pari consentimento la voce a Dio pregando con fervore. Dio rispose in modo potente alla loro preghiera.

Sì, il pari consentimento è un requisito importante che precede l’esaudimento. Atti 1:14; 2:46; 5:12.

“Ma se camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro e il sangue di Gesù Suo figliuolo ci purifica da ogni peccato” (1 Giovanni 1:7). Questa comunione denota un’INTEGRAZIONE, una SOLIDARIETÀ.

Nel vocabolario solidarietà è sentimento di fratellanza, di reciproco aiuto, materiale e morale esistente tra i membri di una collettività. Sempre nel vocaboalrio Integrità è lo stato di ciò che è intero, intatto e completo. Probità, rettitudine, perfezione, purezza, mancanza di macchia o disonore. Integro: che non ha subito mutilazioni, menomazioni o danni. Integrale: intero, totale, detto di parte integrante di un tutto; fatto con tutti gli elementi costitutivi.

Nessuna parte del corpo di Cristo, la Chiesa, è esclusa dal tutto del corpo stesso.

Ogni credente è parte integrante, indispensabile, inseparabile.

Altrimenti avremmo un corpo smembrato.

L’integrità rende più valida, più efficace la sua forza. Gesù pregò: “Padre santo, custodisci nel mio nome quelli che mi hai affidato, perché siano una sola cosa come noi … come tu Padre sei in me ed io in Te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perfetti nell’unità” (Giovanni 17).

In Giacomo 3:18 è scritto: “Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace”.

Gesù in Matteo 5:9 disse: “Beati quelli che si adoperano alla pace perché saranno chiamati figliuoli di Dio”.

SEMINIAMO uno stile di vita morale positivo e di pace.

Evitiamo atteggiamenti conflittuali e competitivi. Che i nostri discorsi siano scevri di parole vane, inutili, di chiacchiere vuote e di giudizi gratuiti, e vedremo CRESCERE in noi il FRUTTO della giustizia che ci renderà graditi a Dio.

Il Signore condanna ogni tipo di maldicenza. Essa è profondamente deleteria; non è certo una parola che costruisce, ma una parola che distrugge.

Perciò, ricordiamo che se abbiamo qualche parola che sia buona, CHE EDIFICHI, secondo il bisogno, quella diciamo!

 

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Risveglio Pentecostale – novembre 2020