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Progetto “Curiamo i Balcani”

“Allora quelli che hanno timore del Signore si sono parlati l’un l’altro….” (Mal.3:16).

Il 29 ottobre siamo stati accolti nel locale di culto di Tirana dal fratello Michele Mango, missionario ADI in Albania, con il fratello Ghezim Spahija, pastore a Durazzo, per dare avvio alla seconda mini-missione in Albania nell’ambito del progetto “Curiamo i Balcani”. Lo scopo era quello di aiutare la popolazione albanese portando cure mediche e testimoniando di Gesù in modo concreto. Il gruppo, composto da cinque medici e da quattro infermieri da Metre, Vicenza, Padova, Imperia, Torino, Domodossola e Catania, accompagnati da fratelli e consorti, ha appreso dal fratello Ghezim che proprio in Albania (l’Illiria del tempo) l’apostolo Paolo ha fondato una delle prime comunità a Durazzo.

Nel XVI secolo l’Albania fu poi conquistata dai turchi che la occuparono fino al 1912, diffondendovi la religione musulmana. Durante la dittatura comunista iniziata nel 1944 c’erano solo 4 fratelli che introducevano di nascosto in Albania porzioni della Parola di Dio senza potersi riunire liberamente a pregare a causa delle leggi vigenti che lo vietavano. All’epoca anche solo pronunciare il nome di Dio significava ritrovarsi in carcere. Nel 1967 il dittatore Hoxha dichiarò trionfalmente che l’Albania era il primo paese dove l’ateismo di stato era elemento fondante sancito nella Costituzione, in cui si dichiarava che “Dio non esiste”.  A partire dagli anni ’80 le porte si sono aperte all’Evangelo e oggi sono presenti 23.000 credenti, di cui 700 appartenenti alle Assemblee di Dio  in questo paese dove la maggior parte degli abitanti è musulmana nominale.

Dal mattino successivo i medici e gli infermieri sono stati impegnati nei villaggi delle campagne e in montagna, le persone da visitare erano molte e le necessità impellenti: dal momento che in Albania i servizi sanitari sono carenti e a pagamento, le persone indigenti non possono usufruire di cure mediche, neanche delle più essenziali. I fratelli hanno aiutato quanti non hanno nulla e vivono in abitazioni fatiscenti, senza acqua ed energia elettrica, dove, anche per una patologia banale, ma non curata, può accadere di dover subire l’asportazione di un occhio.

Queste famiglie in difficoltà hanno potuto toccare l’amore di Dio per mezzo di questi medici e infermieri che, con borse e valigie contenenti farmaci e strumenti medici, si sono mossi spesso alla luce delle torce dei cellulari, dato che già da metà pomeriggio non c’era corrente in quelle case con i vetri rotti e il pavimento di cemento o in terra battuta. Donne, bambini, uomini diffidenti trascinati dalle mogli sono stati visitati anche all’interno dei locali di culto, dove sono entrati per le prima volta attratti dall’opportunità di una visita in quegli ambulatori improvvisati. Al nostro rientro in Italia i fratelli missionari ci hanno fatto sapere che molti musulmani hanno partecipato ai culti spinti dalla testimonianza ricevuta da quei gesti di amore che parlavano di un Evangelo pratico!

Siamo riconoscenti a Dio per averci dato la possibilità di servirLo, scoprendo il segreto della benedizione: “Ti benedirò… e sarai fonte di benedizione” (Gen.12:2). Siamo solo all’inizio del progetto e l’esperienza fa comprendere come ci sia tanto bisogno dal punto di vista medico ma, soprattutto, spirituale. Il sogno è quello di avere un’unità mobile attrezzata che permetta ai medici di raggiungere  i villaggi lontani, dove vivono persone che necessitano di cure e di salvezza, con la giusta attitudine per realizzare “le opere buone che Egli ha precedentemente preparate, affinchè le pratichiamo” (Efe.2:10).